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Viterbo, bambino ucciso. Per Tomkow si aprono le porte di Mammagialla

Beatrice Masci
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Mentre a Vetralla centinaia di persone salutavano per l’ultima volta Matias, nel reparto detenuti dell’ospedale di Belcolle, suo padre, accusato della sua morte, veniva sottoposto agli ultimi esami prima del trasferimento in una cella del carcere di Mammagialla. Saranno i risultati dei test clinici a stabilire quando il 44enne Mirko Tomkow potrà raggiungere la cella. La decisione del trasferimento in carcere è stata presa venerdì dalla gip Savina Poli al termine dell’interrogatorio di garanzia del manovale polacco, arrestato con l’accusa di omicidio volontario del figlio. Il pubblico ministero Stefano d’Arma aveva chiesto e ottenuto la convalida dell’arresto e la conferma della misura di custodia cautelare. A quanto risulta, l’uomo avrebbe parlato con i magistrati, ma sul contenuto dell’interrogatorio vige il massimo riserbo. Anche perché, per avere un quadro completo della successione degli eventi che hanno portato all’omicidio di Matias, occorre attendere i risultati degli esami compiuti dal medico legale giovedì pomeriggio. Dai risultati, infatti, come ha chiarito lo stesso medico legale, si potrà capire se Matias è morto a causa della coltellata sferrata al collo, oppure se il decesso è avvenuto ancora prima, a causa del nastro adesivo usato per chiudere al piccolo la bocca e il naso. Il fatto che il nastro adesivo sia stato messo anche sul naso, lascerebbe presupporre la volontà di causare la morte per mancanza di ossigeno.

Se così fosse, la coltellata sarebbe l’ennesimo sfregio sul corpo del bambino, per punire la moglie, ritenuta forse responsabile del provvedimento di allontanamento dalla famiglia. Sul fronte delle indagini, i carabinieri sono al lavoro per ricostruire le ore che vanno dall’arrivo a casa di Matias, uscito da scuola alle 13,30, alla scoperta della sua morte. Le analisi dovranno anche stabilire se il piccolo, prima di essere legato, sia stato narcotizzato. I vicini, infatti, non hanno udito il bambino urlare, ma solo la mamma, Mariola Rapaj, quando alle 15,30 ha scoperto il corpo del figlio. Gli inquirenti dovranno anche capire se il nastro adesivo sia stato portato da fuori o trovato in casa. Lo stesso vale per il liquido infiammabile trovato accanto al corpo del 44enne: le indagini dovranno stabilire di cosa si tratta. Per quanto concerne il coltello, invece, appare ormai certo che sia stato prelevato dalla cucina dell’appartamento al secondo piano di Stradone Luzi.

Del resto, Mirko Tomkow conosceva bene quell’appartamento e dunque sapeva anche dove erano riposte le posate. Altro dubbio da chiarire, quello circa il presunto pedinamento di Matias da parte del padre. Se è vero, come sostengono alcune mamme, che l’uomo fosse nei pressi della scuola, si suppone che abbia visto il figlio accompagnato a casa dallo zio materno; è possibile che abbia atteso che questi uscisse per entrare in casa. Se questa ricostruzione risultasse esatta, è chiaro che Matias è stato seguito dal padre. Come sia entrato è invece ancora al vaglio degli inquirenti, potrebbe avere avuto le chiavi o potrebbe essersi fatto aprire dal bambino. Tra le ipotesi c’è quella che una volta in casa Mirko Tomkow abbia chiuso la bocca al figlio con il nastro adesivo, poi la coltellata. L’uomo è stato trovato privo di sensi accanto a diverse bottiglie di superalcolici. Forse si è ubriacato nell’attesa del ritorno della moglie. Non è escluso che anche lei fosse nel mirino. In passato, ha raccontato la stessa donna agli inquirenti, lui l’avrebbe minacciata più volte.