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Elezioni provinciali Viterbo, Romoli sceglie l'accordo con il Pd

Massimiliano Conti
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Alessandro Romoli rifiuta di fare il candidato del centrodestra unito alla presidenza della Provincia, sceglie le nozze col Pd e il ribaltone manda in frantumi Forza Italia. Durante un vertice di coalizione che si è svolto venerdì - presenti i rappresentanti politici di tutti i partiti, compreso il sindaco di Viterbo Giovanni Arena - l’attuale vice di Nocchi a Palazzo Gentili ha ribadito quanto nei giorni scorsi era già stato anticipato dal Corriere nel silenzio imbarazzato dei vertici azzurri: la volontà cioè di fare un listone unico appoggiato dal Pd. In pratica Romoli ha risposto picche all’offerta degli alleati, Lega e Fratelli d’Italia, i quali, in nome dell’unità, erano disposti a sacrificare la candidatura del sindaco di Tarquinia Alessandro Giulivi offrendogli praticamente su un piatto d’argento - visti gli attuali numeri che danno il centrodestra nettamente in vantaggio con il 55% dei voti degli amministratori locali - la presidenza della Provincia.

“O stai con noi o stai col Pd”, è l’aut aut che salviniani e meloniani hanno messo davanti a Romoli. Il sindaco di Bassano in Teverina ha scelto il Pd. Senza il quale si rischierebbe la sconfitta, ha risposto Romoli con una motivazione apparsa ai più pretestuosa e molto debole sul piano matematico prima ancora che politico.  La linea Romoli è stata avallata nel successivo intervento dal coordinatore provinciale di Forza Italia Andrea Di Sorte, che pure, in un primo momento, si era detto contrario al rinnovo di quel patto con il dem Panunzi che attualmente tiene in piedi la Provincia. Pare di capire, e l’hanno capito molti dei presenti, che la scelta di allearsi con i dem (con il M5S a fare da ruota di scorta) non è una impuntatura personale dell’attuale numero due di Palazzo Gentili - che da solo certo non ha il potere di imporre una decisione così traumatica - ma un passaggio propedeutico, benedetto dal sottosegretario Francesco Battistoni, alle future candidature per le elezioni regionali e politiche.

Scaricare da parte di FI gli alleati “naturali” in questa fase produrrà di certo pesanti ripercussioni sulla tenuta dei comuni più importanti: da Viterbo (dove le fibrillazioni in maggioranza sono da sempre continue) a Civita Castellana, da Vetralla a Tarquinia. Non a caso il sindaco del capoluogo, dopo aver fatto notare ai forzisti i rischi che comporta il tenere i piedi in due staffe (con il centrodestra a Palazzo dei Priori e con il centrosinistra a Palazzo Gentili), ha abbandonato anzitempo la riunione visibilmente contrariato. La grande paura e il malumore di Arena sono condivisi da molti amministratori locali azzurri, per i quali il 18 dicembre prossimo - quando si svolgeranno le elezioni provinciali - diventerà difficile tradire i voti del proprio elettorato di centrodestra. Di qui l’ondata di malumori che dagli amministratori e consiglieri dei vari comuni della Tuscia - vedi la montefiasconese Cristina Ranaldi- sta sommergendo il partito. Nel tentativo di far digerire nei territori l’alleanza col Pd, ieri pomeriggio si è svolta, in un clima tesissimo, un’altra riunione tra i maggiorenti di Forza Italia. Arena stavolta non è stato invitato.