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Viterbo, morto il fantino Marcello Andreucci. Tarquinia in lutto: aveva 90 anni ed era conosciuto come "La Volpe"

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Morto all’età di 90 anni Marcello Andreucci, una leggenda dell’ippica italiana ed in particolare del galoppo, che ha portato in alto il nome di Tarquinia nel mondo. Meglio conosciuto come “la Volpe”, ha saputo infiammare le folle raggiungendo traguardi incredibili. 
“Se torno indietro, mi dico che ho fatto buone cose, anche se so che la gente non sempre mi ha amato. Ma pensate a un fantino che ha cambiato solo 3 allenatori in vita sua: Luigi e Federico Regoli e Ubaldo Pandolfi, forse è un record. In corsa non improvvisavo mai nulla e, da starter, alle gabbie, sapevo intuire tutte le ansie dei fantini. Perché davanti a quei mostri di ferro, con sotto la sella un ‘treno’, la paura puoi toccarla”, si raccontava così Andreucci, nell’ultima intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport.

 

Marcello Nato a Tarquinia il 17 maggio del 1931, all’età di 17 anni ha debuttato alle Capannelle montando Emiliana di Vincenzo Ercolani, un allevatore della città tirrenica. Nella sua carriera ha vinto circa 3.000 corse. Due derby con Diacono e Varano, tra il 1964 e il 1965. Ma anche il Regina Elena nel 1962 con Alibella e due Premio Parioli con Vasco Da Gama e Mannsfeld. Ed ancora due Presidente della Repubblica, due St. Leger, il Jockey Club, l’Italia, il Milano.

 

In 23 anni di carriera (esordio nel 1951 e stop nel 1973) non si è fatto mancare niente. Poi, dal 1974 e per 4 anni, allenatore della Cieffedi di Carlo D’ Alessio con cui ebbe un grande feeling. Nel 1966 ha rappresentato l’Italia, in Australia. Nel ’73 smette di correre, ma dopo qualche anno ha un ripensamento. Nell’81 si rimette in sella e nell’82 vince l’ultima corsa. Diventa poi starter, fino alla pensione.
Negli ultimi anni era tornato nella sua città natia, a Tarquinia. A lui, Maria Pia Pascucci ha dedicato anche un libro “Marcello Andreucci-Ritratto di un campione”, dove vengono riportate non solo le vittorie della sua vita sportiva, ma anche momenti del suo trascorso privato e giovanile, evidenziando come l’uomo Marcello sia stato capace di trasformarsi, dopo un'infanzia di discolo irrequieto, in un uomo di sport, di successo e di contenuti professionali di assoluto valore.