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Viterbo, bevono invece di andare a scuola. Allarme alcol tra i giovanissimi. A Nepi la responsabile del Sert incontra gli studenti

Foto di archivio

Massimiliano Conti
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Era la fine dell’estate scorsa quando due quattordicenni di Nepi finirono in ospedale in coma etilico. Un mese fa un gruppo di studenti è stato sorpreso dai carabinieri di Civita Castellana in orario scolastico a bere alcolici al boschetto Primo Maggio, tutti sono stati multati. Episodi di questo genere sono sempre più frequenti, a riprova di come il consumo di alcol tra i minorenni stia dilagando. Tanto che la compagnia dei carabinieri di Civita Castellana ha alzato il livello di allerta, investendo del problema anche le istituzioni, dalle scuole alla Asl di Viterbo. Alcuni presidi stanno già predisponendo campagne di educazione alla legalità e presto chiameranno in cattedra proprio i militari dell’Arma perché rendano consapevoli i ragazzi dei rischi connessi all’abuso di alcol.

 

Già da alcuni anni si segnala un abbassamento pericoloso dell’età in cui gli adolescenti iniziano a bere vino, birra e superalcolici, ma con la pandemia questa tendenza ha assunto dimensioni allarmanti, come conferma la responsabile del Sert (servizio tossicodipendenze) della Asl, Angela Lagrutta. “Domani (oggi, ndr) saremo a Nepi per un incontro con insegnanti e genitori in cui forniremo informazioni e consigli su come affrontare il problema - spiega la dirigente Asl – . Dobbiamo partire dagli adulti perché spetta a loro lavorare sull’emotività dei ragazzi, imparando anche a riconoscere i campanelli d’allarme della dipendenza, sia essa da alcolici, da sostanze stupefacenti, da internet o dal gioco d’azzardo: abbandono scolastico, difficoltà di concentrazione, mancanza di memoria. Sappiamo invece che le campagne di prevenzione rivolte agli studenti e fondate solo sui rischi sono quasi sempre inutili e spesso controproducenti ”.

 

 

A preoccupare il Sert è anche l’uso crescente di cannabinoidi. Anche in questo caso l’età della prima “canna” è scesa in maniera preoccupante: “Queste nuove generazioni hanno genitori che a loro volta da giovani hanno fatto uso di hashish o marijuana. I cannabinoidi sono stati ormai sdoganati nella convinzione errata che non facciano male. In realtà fanno malissimo perché oggi la concentrazione di Thc, il principio attivo, è enormemente più alta che in passato. Su un cervello in formazione, oltre a dare dipendenza, queste sostanze possono produrre danni irreparabili. C’è una sottovalutazione del fenomeno”. Anche per la dottoressa Lagrutta l’uso dell’alcol e degli stupefacenti tra i minorenni è la spia di un disagio che la pandemia ha acuito: “Noi vediamo solo la punta dell’iceberg, quando alcune famiglie più attente, di fronte agli scarsi rendimenti scolastici dei figli o a comportamenti sospetti, ci chiedono aiuto. Ma il fenomeno purtroppo è molto più esteso”.