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Viterbo, deposito scorie nucleari. La Regione dà forfait

Beatrice Masci
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Al seminario nazionale di Sogin, indetto per individuare il sito idoneo ad ospitare il deposito nazionale delle scorie nucleari, si è conclusa la due giorni dedicata al Lazio senza la presenza dei rappresentanti della Regione. Circostanza che ha colto di sorpresa associazioni, comitati ambientalisti e enti locali: “Il motivo non è dato saperlo”, spiega Rodolfo Ridolfi del coordinamento dei comitati della Tuscia. 

 

La due giorni è stata dedicata alla presentazione delle osservazioni, alle quali Sogin replicherà per iscritto solo al termine dell’intero seminario. Ovviamente, il no della Tuscia è stato unanime e, in sintesi, è stato motivato dall’alta densità abitativa, dalla presenza di siti di interesse naturalistico-archeologico e falde acquifere. L’unico sì, “per le ricadute economiche positive che ne deriverebbero”, è arrivato da Unindustria Lazio. Ricordiamo che, per quanto concerne il Lazio, tutte le aree potenzialmente idonee ad ospitare il deposito (22) si trovano in provincia di Viterbo. 
Il seminario proseguirà questa settimana con due giornate dedicate al Piemonte, poi, a fine del mese, si procederà con la chiusura dei lavori in sessione plenaria. Dopodiché, a metà dicembre, Sogin provvederà alla restituzione degli atti ufficiali per consentire ai portatori di interesse (comitati, associazioni, enti locali e singoli cittadini) di presentare ulteriori osservazioni entro 30 giorni. Sarà poi compito della stessa Sogin inviare tutta la documentazione ai ministeri della transizione ecologica e dello sviluppo economico, a cui spetterà presentare ulteriori osservazioni. Se tutto andrà bene, nei primi mesi del 2022 (una data precisa non c’è perché i ministeri si prenderanno tutto il tempo che reputeranno necessario) Sogin pubblicherà infine la Carta nazionale delle aree idonee. Attualmente, infatti, le 67 già individuate (tra cui le 22 nella Tuscia) sono solo “potenzialmente” idonee, il che vuol dire che da 67 si passerà a un numero inferiore. 

 

 

Ed è solo in questo momento che si giocherà la partita vera, nella speranza, ma nessuno ci crede, che arrivi qualche auto-candidatura. In assenza di ciò, Sogin avvierà incontri bilaterali con i territori individuati e al termine di questo iter, nel caso non si arrivi ad una scelta definitiva, i ministeri potranno decidere d’imperio. Va detto che, visti i pareri contrari dei territori, in molti ritengono che la scelta definitiva difficilmente arriverà entro l’anno prossimo. D’altra parte, non è un caso che già la Carta dei siti potenzialmente idonei è rimasta chiusa nei cassetti di Sogin dal 2014 al 2021. 
Nulla è ancora deciso dunque, sebbene, per quanto riguarda Viterbo, a giocare a sfavore, c’è banalmente lo stesso calcolo delle probabilità, laddove dei 67 siti potenzialmente idonei ben 22 si trovano a queste latitudini. Di essi, ben 5 (3 nell’area di Montalto e 2 in quella di Corchiano) sono classificati con 1A: alta idoneità, mentre due (Tessennano e Tarquinia) seguono con la classificazione 2A. 
A parte l’assenza della Regione, alla due giorni si è registrata la totale compattezza di movimenti, Comuni e associazioni, che a più voci hanno argomento il loro no sulla base di relazioni prodotte da esperti e studiosi nei diversi campi interessati. “Una mole notevole di lavoro - commenta Rodolfo Ridolfi - che non andrà di certo persa. Abbiamo messo in campo competenze che ci consentiranno, in futuro, di proseguire la nostra battaglia su altri fronti”. 
Lo stesso Ridolfi accusa nel frattempo Sogin di comportamento scorretto nei confronti del Lazio e quindi della Tuscia: “Per tutte le altre regioni la scaletta degli interventi è stata resa nota alcuni giorni prima, per il Lazio solo il pomeriggio precedente. Molte le persone prenotate, moltissimi i tecnici e gli esperti che dovevano presentare le loro relazioni. Eppure, nonostante ciò, la scaletta ci è stata fornita solo poche ore prima. Un trattamento non riservato a nessuno degli altri territori intervenuti al seminario”.