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Viterbo, rifiuti da Roma. Ciambella: "Referedum per evitare una nuova ondata"

Massimiliano Conti
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Nel giorno in cui il quotidiano Repubblica rivela il niet della Toscana ad accogliere i rifiuti laziali, con il conseguente spettro delle 700 tonnellate al giorno di indifferenziato che incombono sull’unica discarica funzionante nella nostra regione, cioè quella di Viterbo, la consigliera dem Luisa Ciambella lancia la proposta di un referendum abrogativo per eliminare quella parte del piano rifiuti approvato nel 2020 dalla Pisana che stabiliva il principio di prossimità. Ovvero che “in caso di carenza impiantistica l’Ato deficitario può utilizzare impianti presenti in altri Ato per un periodo massimo di trentasei mesi”. In pratica la condanna alla morte ecologica di Viterbo, destinata a diventare la pattumiera del Lazio, almeno finché Roma, che da sola produce il 60% dei rifiuti della regione, non troverà una nuova Malagrotta dove seppellire i propri scarti. Intanto si apprende che, prima dell’approvazione del piano regionale dei rifiuti in questione (agosto 2020), il ministero della Transizione ecologica presentò delle osservazioni evidenziando proprio le criticità di un meccanismo, quello appunto della prossimità, che avrebbe determinato una situazione di incertezza alla luce del fatto che già all’epoca Viterbo e Civitavecchia erano le uniche due discariche funzionanti sull’interno territorio laziale. Un’ulteriore freccia all’arco dell’ex vicesindaca che ora lancia un appello a “tutti i cittadini e amministratori liberi” affinché firmino la proposta referendaria. Perché il quesito passi al vaglio dell’ufficio regionale competente per il parere di ammissibilità servono 500 firme. Poi ne serviranno ben 50 mila per far passare il referendum. Su una popolazione di 320 mila abitanti, buona parte dei quali esasperati dalle servitù ambientali che Roma caput mundi ha imposto negli anni all’ultima provincia dell’impero, non è un obiettivo poi così irraggiungibile. 

 

 

“Purtroppo a fronte di quell’emendamento che ha condannato Viterbo – spiega Ciambella - ci restano ben poche armi concrete, che non sono certo i consigli comunali straordinari tardivi o le pagliacciate come quella del 2 agosto con i sindaci e il presidente della Provincia che si fanno i selfie davanti alla discarica di Monterazzano. L’unica strada per rimediare ai danni prodotti da una politica trasversale che ha svenduto il nostro territorio al peggior offerente è quella del referendum abrogativo. Se è vero quello che dice il delegato all’ambiente della Provincia Giulio Marini, cioè che con questo trend, Monterazzano sarà esaurita in 4 anni, allora ci siamo giocati l’autosufficienza della nostra provincia. Di piani B io non ne vedo ed è inutile sperare in chi nel 2023 succederà a Zingaretti: salvare Viterbo dalla monnezza sarà l’ultima delle preoccupazioni anche dei prossimi amministratori. Se non ci muoviamo da soli i rifiuti ce li faranno anche ingoiare”. 

 

L’iter per ottenere il referendum, sottolinea la consigliera dem, non è breve ma è fattibile. “Con i miei avvocati ho già studiato la situazione - prosegue – e per questo lancio un grande appello a tutti i cittadini del Viterbese perché ci aiutino in questa battaglia”. Nei prossimi giorni la raccolta delle firme inizierà attraverso dei gazebo nei vari comuni della provincia, ma la promotrice punta a coinvolgere anche le attività commerciali perché mettano a disposizioni i propri negozi per quella che lei chiama “una grande operazione di riscatto e di presa di coscienza da parte della popolazione viterbese”. “Tutti gli interessati – conclude – possono intanto contattarmi attraverso i social o alla mia mail: [email protected]”.