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Viterbo, "minacciato con una pistola". Motociclista testimone della rapina al portavalori

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“Ero sul raccordo Orte-Viterbo quando a un certo punto sulla destra mi sono accorto di un furgone e una macchina fermi sulla destra. Lì per lì ho pensato a un guasto, così ho rallentato ma davanti a me all’improvviso ho visto due uomini e uno di loro mi ha puntato la pistola”. Con queste parole mercoledì è iniziata la deposizione di un motociclista 46enne, il quale suo malgrado assistette alla rapina da più di un milione di euro al portavalori che fu svaligiato da una banda di criminali allo svincolo Cinelli avvenuta il primo febbraio del 2016 sulla superstrada tra Vetralla e Monteromano.

 

“L’uomo che mi sbarrò la strada mi intimò di fermarmi e scendere dalla moto armato di una pistola argentata, mentre alla sua sinistra l’altro uomo imbracciava un fucile o una mitragliatrice, non so che tipo di arma fosse – ha raccontato il 46enne-. Mi fecero buttare le chiavi del mezzo sull’asfalto e mi obbligarono a inginocchiarmi a terra dietro il furgone. Mentre mi stavo spostando sul retro vidi sul parabrezza qualcosa che lampeggiava. Da quella visuale riuscì a vedere anche delle cassette che venivano fatte scivolare da sotto da un lato all’altro del veicolo. Non so se fossero loro due o altri a passarle, io ho visto solo queste due persone”. Sollecitato dalle domande delle parti, il giovane ha specificato di non aver visto in faccia i rapinatori. “Avevano i volti coperti da passamontagna e non ricordo di aver sentito accenti particolari. La macchina invece era parcheggiata davanti al blindato quasi in mezzo alla strada. Si trattava di una BMW Station wagon di colore blu. Aspettai immobile che tutto finisse fino a quando se ne andarono”, ha spiegato il teste.

 

Come illustrato a settembre da un tenente colonnello dell’Arma, all’epoca in servizio presso il nucleo investigativo dei carabinieri di Viterbo, il quale diresse le indagini, l’auto in questione era una BMW Serie 3 che fu ritrovata dagli inquirenti a 2 km di distanza. All’interno furono ritrovate delle armi e tutta una serie di materiali: ricetrasmittenti, passamontagna, palette utilizzate dalle forze dell’ordine e altri indumenti da cui poi vennero estratte le tracce biologiche che furono ricondotte ad alcuni rapinatori coinvolti nel colpo. Infatti, i reperti rinvenuti diedero agli investigatori la conferma che all’assalto avessero preso parte altre persone. Il processo a carico di una ex guardia giurata, Fabio Aglioti, che in aula ha respinto le accuse, secondo le quali sarebbe l’ideatore dell’assalto al portavalori, riprenderà il 15 dicembre.