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Viterbo, ex sindaco di Montefiascone Massimo Paolini vince la causa contro la Asl

Alessandro Quami
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Illegittimo il trasferimento di Massimo Paolini disposto dalla Asl. E in virtù del quale, l'ex sindaco di Montefiascone è stato costretto per sei mesi ad andare all'ufficio cartelle cliniche di Belcolle, invece di stare nella portineria dell'ospedale falisco: da metà dicembre 2020 fino alla sentenza del giudice del lavoro di Viterbo del 18 maggio scorso.
“Accogliendo il reclamo proposto da Massimo Paolini, avverso l'ordinanza emessa dal tribunale in funzione di giudice del lavoro il 10 febbraio 2021, si accerta e si dichiara l'illegittimità del provvedimento di trasferimento disposto con comunicazione del 15 dicembre 2020, e per l'effetto si ordina alla Asl Viterbo l'immediato ricollocamento del ricorrente nell'originario posto di lavoro”. È questa la sentenza del tribunale di Viterbo del 18 maggio scorso, depositata in cancelleria il 24 giugno successivo.

 

L'ex sindaco fu sfiduciato dall'allora minoranza guidata da Luciano Cimarello (Pd) e da Rosita Cicoria (M5s), cui si affiancarono dei transfughi della maggioranza, e subito dopo fu trasferito da Montefiascone a Viterbo. Le voci che iniziarono a circolare sul colle falisco erano che Paolini doveva essere allontanato dall'ospedale e da Montefiascone in modo da non poter preparare al meglio la campagna elettorale. Ma su questo mai nessuno potrà dimostrare se le voci hanno fondamento.
In ogni modo, l'ex capo della giunta comunale, assistito dal legale Massimo Pistilli, ha fatto ricorso sia contro il trasferimento sia contro l'ordinanza del giudice del lavoro che il 10 febbraio scorso aveva confermato quanto deciso dalla Asl Viterbo. E il tribunale gli ha dato ragione: “Il ricorso va accolto – si legge nella sentenza – con l'accertamento dell'illegittimità del provvedimento di trasferimento assunto con comunicazione del 15 dicembre 2020, protocollo numero 85031”.

 

 

Nel rigettare il trasferimento voluto dalla Asl e nel dare ragione a Paolini, il giudice del lavoro di Viterbo ha scritto: “Gli elementi esposti inducono a ritenere indimostrate le ragioni tecniche, produttive e organizzative poste a fondamento della delibera di trasferimento, e ciò anche a prescindere da qualsiasi considerazione circa l'opportunità o meno delle scelte operate dall'azienda, le esigenze di organico dell'ospedale di Montefiascone e il presunto intento ritorsivo perseguito dall'azienda”.
Insomma, l'Azienda sanitaria locale aveva trasferito l'ex sindaco perché a Belcolle serviva un altro operatore che facesse le cartelle cliniche, ma il giudice ha detto che questo bisogno organizzativo non c'era. “Non c'era alcun motivo per il trasferimento - spiega l'avvocato Pistilli -. Ma soprattutto la Asl aveva trasferito Paolini in un posto dove non aveva nulla da fare”. Come dire: soldi pubblici sprecati.