Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+
In evidenza

Viterbo, rapina al portavalori. Scontro in aula durante il processo

Valeria Terranova
  • a
  • a
  • a

Botta e risposta in aula tra Michele Potenzi e Fabio Aglioti, rispettivamente il basista e la talpa della rapina a un portavalori messa a segno a febbraio del 2016 sulla superstrada tra Vetralla e Monteromano, con la complicità di altri rapinatori esperti. Il basista, Michele Potenzi, secondo le ricostruzioni degli inquirenti, fu il primo a essere individuato e a rendere delle spontanee dichiarazioni, nel corso delle quali confessò di aver preso parte all’imboscata a mano armata e che fu lui a consegnare il malloppo da più di 1 milione agli altri complici dei quali fece i nomi. Gli investigatori, determinati ad approfondire le indagini coordinate dal pm Stefano D’Arma, scoprirono anche che i due erano legati da un rapporto profondo di amicizia. Successivamente alle rivelazioni, l’ex vigilantes, che ieri ha deposto in qualità di testimone, decise di patteggiare nelle fasi preliminari del procedimento che si sta svolgendo con rito ordinario a carico solo del collega, Fabio Aglioti, che poco dopo si è sottoposto alle domande delle parti. 

 

Io non avrei dovuto fare niente. Avrei dovuto solo assecondare i movimenti degli altri rapinatori. Era l’imputato il basista della rapina e non io”, ha riferito Potenzi.In seguito, davanti ai giudici, si è accomodato Aglioti, il quale ha riferito di non aver organizzato lui l’assalto al portavalori.  “Non so il motivo per il quale Potenzi accusi me di aver organizzato la rapina - ha dichiarato l’imputato -. Probabilmente per alcuni contrasti che avemmo in passato per ragioni personali e mi disse che me l’avrebbe fatta pagare. Con lui come con gli altri due colleghi il rapporto era strettissimo. Passavamo tutti i giorni insieme e trascorrevamo la maggior parte del tempo in viaggio, in un abitacolo chiuso, senza finestrini. Eravamo sempre controllati visto che scortavamo carichi importanti. Non sapevo delle anomalie del sistema di sicurezza di quel mezzo perché era un blindato di Viterbo. Subivamo continuamente delle rapine. Addirittura un anno festeggiammo la decima. Mi capitò anche di sventarne alcune, visto che eravamo a bordo di veicoli pesanti con carichi intorno ai 35 miliardi di euro, non milioni. Carichi che dovevano arrivare alla Banca d’Italia. Una volta stavamo trasportando 17 milioni di euro e forzai un posto di blocco, per portare il carico a destinazione. Per questi motivi presi anche delle multe tra i 6 mila e 28 mila euro perché le leggi prefettizie prevalgono sul codice stradale, per quanto riguarda il nostro lavoro. E quando ci capitava di imbatterci in situazioni poco chiare lungo il tragitto, pur di non fermarci continuavamo sulla corsia preferenziale, andando anche incontro a problemi con la polizia stradale. Non partecipai alla rapina e non fui io ad organizzarla”. 

 

Si torna in aula il 15 dicembre per l’ascolto di alcuni testi della difesa.