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Viterbo, Tuscia invasa dai rifiuti. La discarica di Monterazzano rischia di esaurirsi in pochi mesi

Mattia Ugolini
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Zingaretti si prepara ad autorizzare l’ennesima ondata di rifiuti romani verso la Tuscia (le quantità non sono ancora state ufficializzate, ma si parla di diverse centinaia di tonnellate al giorno). E Viterbo, dopo l’approvazione dell’emendamento al bilancio della Pisana presentato in estate dal consigliere regionale Enrico Panunzi, si ritrova con le mani legate. Per invertire la rotta andrebbe infatti cambiata la legge. 
Legge, che, come illustrato dallo stesso Panunzi, prevede che “in caso di carenza impiantistica, in attesa dell’autosufficienza di Ato, l’Ato deficitario può utilizzare impianti presenti in altri Ato, fermo restando il principio di prossimità e per un periodo massimo di trentasei mesi”. Il che significa che in questo momento, vista la chiusura della discarica di Civitavecchia, tutta la spazzatura della regione sarà convogliata a Viterbo con il risultato che si potrebbe arrivare all’esaurimento della discarica di Monterazzano in tempi molto più brevi rispetto a quelli inizialmente previsti. 

 

L’emendamento Panunzi ha anche contemplato un aumento delle tariffe da corrispondere al Comune che si farà carico dell’onere, quindi risarcimenti monetari per Viterbo, ma, peccato, solo dal 1° gennaio 2022 e quindi per i rifiuti arrivati fino a ora non arriverà una lira: “Tale incremento - spiegò nel dettaglio Panunzi alla stampa - tenendo conto di ragionevoli tempi di adeguamento, sarà applicato dal 1° gennaio 2022 in termini del 5%, progressivamente in aumento di pari misura ogni anno”. 
Questa volta, però, la misura è colma. E il Comune, che nei mesi scorsi non è stato in grado di cogliere i segnali di allarme che arrivavano dalla Regione, nonostante ad esempio le sollecitazioni della consigliera dem Luisa Ciambella, passa al contrattacco (doveva farlo prima). Giulio Marini, con Lega e Fratelli d’Italia, chiede l’audizione in Consiglio di Zingaretti e dell’assessore Valeriani. Il rischio di un incidente diplomatico quindi è più che mai concreto. Soprattutto se Zingaretti e Valeriani dovessero rifiutare il confronto. 

 

Spulciando le perizie tecniche rese note da Ecologia Viterbo, si apprende che “attualmente conferiscono in discarica circa 250 tonnellate al giorno di rifiuti provenienti da impianti di trattamento esterni al bacino di Viterbo e Rieti”. E soprattutto che “la volumetria residua è di 400 mila metri cubi, ossia poco meno di 4 anni di autonomia ai ritmi di conferimento annuali”. 
Dunque, se è vero che la Regione non ha intenzione di autorizzare nuove discariche, ma solo di potenziare quelle esistenti, le Fornaci potrebbero letteralmente scoppiare. Un ulteriore aggravio dell’afflusso ridurrebbe inoltre drasticamente i tempi di autonomia, facendo rimanere Viterbo, e di conseguenza il Lazio, senza una sola discarica. E si sa: smaltire i rifiuti fuori regione ha dei costi da capogiro. L’amministrazione comunale in questa battaglia avrà l’appoggio di una parte dell’opposizione, nella fattispecie Viterbo 2020 e appunto la consigliera del Pd Luisa Ciambella.