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Viterbo, uccise connazionale con una coltellata nel centro di accoglienza di orte: 5 anni a Imade Robinson

Carabineri davanti all'albergo Carpe Diem di Orte

Valeria Terranova
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È stato condannato a 5 anni per omicidio preterintenzionale Imade Robinson, il 22enne nigeriano che la sera del 14 giugno del 2020 accoltellò il 35enne connazionale Eugene Moses al centro di prima accoglienza per rifugiati “Hotel Carpe Diem” a Orte. La sentenza emessa dalla Corte d’Assise di Viterbo, presieduta dal giudice Eugenio Turco, con a latere il giudice Roberto Colonnello, è arrivata nel primo pomeriggio, dopo 5 ore di camera di consiglio. Lo scorso settembre in occasione dell’udienza dedicata alla discussione, il pm Franco Pacifici ripercorse i tratti salienti della tragica vicenda.

 

 

“Secondo la verità processuale, Moses aveva un temperamento particolare – ha affermato Pacifici-. Rivolgeva al Robison frasi come ‘tu sei più piccolo e quindi posso picchiarti’ da cui si evince un tentativo di sopraffazione nei confronti dell’imputato, che poco prima del delitto ascoltò una telefonata tra il Moses e un interlocutore sconosciuto a cui la vittima avrebbe commissionato un rito vudù a seguito del quale Robinson sarebbe deceduto in 3 giorni. Quello di Robinson è stato un atto d’impeto”. In conclusione della propria requisitoria la pubblica accusa aveva chiesto una condanna a 20 anni di reclusione e che al 22enne venissero concesse le attenuanti generiche. Di tutt’altro avviso il difensore, l’avvocato Pasquale D’Incecco, del Foro di Pescara, il quale durante l’arringa aveva ribadito ancora una volta che si trattò di legittima difesa, come sostenuto sin dalle prime fasi processuali. “Il mio assistito non colpì una persona disarmata – ha dichiarato il legale-. Robinson colpì Moses mentre si stava preparando a tornare all’attacco con un coltello con la lama seghettata e lunga 30 centimetri. Non un coltello da cucina usato per mangiare, come quello utilizzato da Robinson. Moses era un violento. Fu chiesto un suo allontanamento al prefetto direttamente dai gestori della struttura a causa dei continui problemi che creava. Il tutto accadde in pochi istanti. La tragedia non si verificò al rallentatore. Robinson era stato bullizzato da Moses e ci fu anche l’episodio del rito vudù. Lui era spaventato, in quel momento temeva per la sua vita, per la sua incolumità e le affermazioni che rese nell’immediato sono assolutamente genuine".

 

 

Il verdetto finale ha dunque condannato il 22enne nigeriano a 5 anni di carcere, all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, e lo ha invece assolto per quanto riguarda il possesso dell’arma. “É stata applicata la diminuzione di un terzo perché quando fu formulato il capo di imputazione per omicidio volontario aggravato dai futili motivi chiesi il rito abbreviato per omicidio preterintenzionale – ha spiegato D’Incecco-. Istanze che poi ho depositato di nuovo in seconda battuta. Quando i giudici della Corte hanno derubricato il reato hanno fatto riferimento alle mie richieste, da qui dunque la riduzione della pena”.