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Viterbo, rapina alle Poste di Canino. Dopo le condanne i difensori preparano l'Appello

Valeria Terranova
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Dopo la sentenza che ha condannato Massimiliano Ciocia, ex direttore della filiale, a 4 anni e 8 mesi, Roberto Gallo a 4 anni, Riccardo Carloni Modesti a 5 anni, Christian Lanari a 5 anni, e Domenico Palermo e Daniele Casertano a 5 anni e 8 mesi ciascuno, per la rapina del 28 novembre 2020 all’ufficio delle Poste di Canino, i legali di alcuni di loro hanno già preso in considerazione la probabilità di ricorrere in appello. Tra loro l’avvocato Giovanni Labate, che difende Roberto Gallo, gli avvocati Samuele De Santis e Graziana Papa, che rappresentano Christian Lanari, e l’avvocato Luigi Mancini che assiste Riccardo Carloni Modesti. 

 


 

“È stata considerata opportunamente la condotta del Ciocia, ma le pene non ci sembrano proporzionate – ha affermato l’avvocato De Santis-. Bisogna però fare una premessa, che riguarda Lanari, Palermo e Casertano, gli unici con due capi di imputazione, che sono la rapina e la tentata estorsione. Dunque, tenendo conto dello sconto previsto dal rito abbreviato, 5 anni equivalgono al minimo della pena. Quindi pur essendo soddisfatti del risultato conseguito, attenderemo di leggere le motivazioni per capire la ragione che ha portato il giudicante a non concedere al nostro assistito le attenuanti generiche ed eventualmente proseguiremo con il ricorso in appello”.

 

 

Sulla stessa lunghezza d’onda la strategia difensiva del legale di Riccardo Carloni Modesti. “Ci attendevamo una pena leggermente inferiore. Tuttavia aspetteremo le motivazioni e se c’è margine ricorreremo in appello”, ha dichiarato l’avvocato Mancini. Anche per il difensore di Roberto Gallo la questione è pressappoco la stessa. “Le attenuanti generiche nel nostro caso sono state ritenute equivalenti, ma ci auguriamo che in ragione del comportamento processuale del mio assistito che la pena possa essere ridotta ulteriormente nel secondo grado di giudizio”, ha precisato Labate.  La battaglia processuale sulla rapina di Canino è destinata a proseguire anche in virtù della pena che è stata inflitta all’ex direttore che in qualche modo mette in discussione l’ipotesi di estorsione che è stata contestata ad alcuni degli imputati. Inoltre resta il mistero sul bottino. Finora sono stati recuperati solo i 30 mila euro trovati nella disponibilità di Ciocia.