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Viterbo, lavoro. Sono 5.300 i precari censiti, quasi tutti trentenni

Massimiliano Conti
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Nella provincia di Viterbo sono 5.301, producono un reddito complessivo pari a 69 milioni e 480 mila euro, e appartengono a quell’esercito di precari che ogni anno rinforza le proprie fila. Sono i lavoratori parasubordinati censiti dall’Osservatorio Inps: 1,3 milioni in totale in Italia, di cui 932 mila collaboratori e 401 mila professionisti. Gli ultimi dati relativi all’anno 2020 sono stati rielaborati dalla sezione Infodata del Sole 24 Ore, che ha stilato una mappa del precariato in Italia.
La Tuscia si piazza al secondo posto nel Lazio per tasso di lavoratori subordinati sul totale della popolazione: 1,67%.

 

 

Al primo posto svetta Roma con il 3,15%, perché le dimensioni contano e influenzano anche i dati percentuali. Latina è al terzo posto con l’1,64%, Frosinone al quinto con l’1,48%, Rieti all’ultimo con l’1,18. La fascia di età più colpita dal precariato nella nostra provincia è quella che va dai 30 ai 39 anni, che paradossalmente è proprio quella in cui i “bamboccioni” (la definizione è dell’ex ministro Padoa-Schioppa) abbandonano il nido familiare e mettono su famiglia e quindi avrebbero bisogno di maggiori sicurezze. 
Ma tant’è. Nel 2020 i precari tra i 30 e i 39 anni nel Viterbese sono stati 1.371, pari al 25,86% del totale dei parasubordinati. Le cose non è che migliorino scavallando definitivamente l’età della giovinezza ed entrando in quella adulta: nella fascia tra i 40 e i 49 anni i parasubordinati nel 2020 sono stati 1.270, pari al 23,96% del totale. La percentuale scende al 22,56% nella fascia tra i 50 e i 59 anni, al 14,90% in quella degli over 60 e al 12,71 in quella degli under 29. 

 

Ma qual è la differenza tra professionisti e collaboratori, posto che entrambi appartengono alla grande categoria dei precari. I primi si versano direttamente i contributi mentre per quanto riguarda i secondi è il committente – che in un buona parte dei casi è un datore di lavoro a tutti gli effetti - ad occuparsene. Osservando la mappa pubblicata dal Sole 24 Ore, emerge come nelle province del Nord le percentuali più alte di lavoro parasubordinato si concentrino nelle fasce di età più alte, mentre al sud i valori più alti si trovano nella popolazione più giovane.