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Rapina alle poste, non è stato trovato ancora il bottino

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Tutti condannati gli imputati a processo con il rito abbreviato per la rapina all’ufficio postale di Canino, ma, al di là di tutto, resta ancora irrisolto il giallo del bottino. Ad alimentare il mistero sul vero ammontare che mancherebbe all’appello fu l’ex direttore della filiale, Massimiliano Ciocia (condannato a 4 anni e 8 mesi), il quale nell’immediatezza dei fatti riferì che si fosse trattato di una rapina da 200 mila euro. Quando venne a galla questa cifra, il basista avrebbe ricevuto minacce di morte da Lanari, Palermo e Casertano, che avrebbero preteso che i soldi venissero spartiti. Per questo agli ultimi tre sono stati contestati due capi d’imputazione: rapina e tentata estorsione.

 

Tirando le somme, 30 mila euro furono trovati nella macchina di Ciocia, che fu beccato dai carabinieri mentre stava cercando di metterli al sicuro. Dei 40 mila euro circa di cui si sarebbero appropriati i sodali, ma di cui furono rinvenuti solo mille euro e poco più, non c’è invece traccia. A questi vanno aggiunti i 130 mila euro che sembrano essere spariti nel nulla, ammesso che siano mai esistiti. Insomma, un autentico giallo a distanza di quasi un anno dal colpo, messo a segno il 28 novembre 2020, che venerdì scorso ha portato alle condanne con rito abbreviato.

 

 

La sentenza del gip ha disposto pene dai 4 ai i 5 anni e 8 mesi nei confronti degli ideatori e degli esecutori del colpo e una provvisionale di 40 mila euro in favore di Poste Italiane. In particolare, solo un componente del gruppo ha deciso di intraprendere la strada del rito ordinario e il procedimento che lo riguarda si svolgerà davanti al collegio. Prendendo in prestito il linguaggio cinematografico, il copione della rapina apparve poco credibile agli investigatori, che da subito ipotizzarono la presenza di una talpa all’interno della sede. Dunque, secondo le ricostruzioni e le tesi formulate dagli inquirenti, il regista del colpo sarebbe stato l’allora direttore Ciocia e gli sceneggiatori Palermo, Casertano e Lanari. Mentre gli interpreti che sarebbero stati scritturati per fare da pali sarebbero stati Gallo e Laezza, i quali erano in attesa in una Lancia Ypsilon rossa che Carloni Modesti, al quale fu affidato il ruolo da protagonista, facesse il suo esordio. Il personaggio principale e alquanto singolare infatti entrò in scena da solo, facendo irruzione nell’ufficio in piazza Garibaldi intorno all’ora di pranzo del 28 novembre 2020, acchitato da corriere espresso e impugnando una scacciacani. Con l’aiuto del dirigente, Carloni Modesti riuscì ad accaparrarsi il malloppo per poi darsi alla fuga insieme ai due complici che lo aspettavano a bordo dell’utilitaria scarlatta, che venne individuata dagli investigatori attraverso le registrazioni video tratte dalle telecamere del sistema di videosorveglianza installate in zona. Le indagini si chiusero con gli arresti dell’8 dicembre 2020 e con i seguenti del 25 gennaio 2021. I primi membri della banda a finire in manette furono Ciocia, Lanari, Palermo e Casertano, e gli ultimi Gallo, Laezza e Carloni Modesti.