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Viterbo, fusti di solvente abbandonati. Sos del Comune al prefetto

Roberto Pomi
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Fusti di solvente abbandonati nelle campagne del Bagnaccio. E’ la scoperta che è stata fatta nel week-end di Ognissanti da un ciclista viterbese che ha poi fotografato i contenitori, una ventina in tutto, di quelli solitamente utilizzati nelle carrozzerie, postando le immagini su diversi gruppi social. “Ci siamo subito attivati per capire come i contenitori di solvente possano essere stati gettati in quella zona, in aperta campagna, ai lati di una strada - spiega l’assessore comunale all’ambiente, Elpidio Micci - e proprio per questa ragione è stato già effettuato un sopralluogo da parte dei vigili urbani in collaborazione con i carabinieri. C’è già un ordine di rimozione che sarà eseguito tra pochi giorni”. E’ probabile, consultando anche la tipologia del prodotto smaltito, che si possa risalire agli autori dell’abbandono selvaggio. L’ultimo, in ordine di tempo, che avviene nelle aree limitrofe della città. Un fenomeno che il Comune da solo non riesce più a fronteggiare.

Da qui la richiesta, da parte dello stesso assessore Elpidio Micci, di un incontro urgente con il prefetto Giovanni Bruno. Una richiesta d’aiuto per fare fronte ad una problematica importante, resa più urgente dal moltiplicarsi di episodi significativi come, appunto, quello segnalato al Bagnaccio. “Purtroppo ci sono diversi episodi come quello scoperto di recente - prosegue l’assessore all’ambiente - e il Comune da solo può fare davvero poco. Serve una sinergia forte con le forze dell’ordine. Per questo ho chiesto di incontrare il prima possibile il prefetto. Al tempo stesso, però, per stroncare questo fenomeno serve anche la collaborazione da parte dei cittadini”. Palazzo dei Priori, negli ultimi anni, non è rimasto a guardare un fenomeno che ha un impatto decisamente negativo sull’ambiente e, di conseguenza, sulla salute pubblica, senza contare i costi che pesano sul servizio rifiuti. Lo strumento messo in campo è stato quello di telecamere e fototrappole per cogliere sul fatto ed elevare sanzioni a chi si ostina a scaricare rifiuti in maniera abusiva.

“Purtroppo non può essere questa la strada – spiega Micci -. Infatti ci ritroviamo, nel momento in cui si diffonde la notizia che una zona, ridotta a discarica abusiva, viene controllata, che le persone iniziano a scaricare a 50 metri di distanza. Serve un controllo più capillare del territorio e confidiamo di avere aiuti, in questa direzione, da parte delle forze dell’ordine. Allo stato attuale non siamo in grado di fare molto e non sconfiggeremo mai l’abbandono selvaggio. Inutile pensare di fare battaglie contro i mulini a vento”. Tante le zone del capoluogo, in prossimità delle campagne, coinvolte dal fenomeno: dall’area di Castel d’Asso a quella del Bagnaccio, passando per l’Acquarossa e molte altre. Spesso si tratta di rifiuti legati a lavorazioni che molto probabilmente vengono svolte in nero e quindi necessitano di uno smaltimento non tracciato. In molti casi i rifiuti abbandonati sono legati a lavori di ristrutturazione, azione che permette di non pagare i costi di smaltimento che bisogna sostenere rispettando la legge.