Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Viterbo, mafia viterbese. Le compagne dei fratelli Rebeshi in aula: "Mai ricevuto indicazioni da Ismail"

V. T.
  • a
  • a
  • a

Ieri, venerdì 5 novembre, in aula, durante l’udienza collegiale del processo per estorsione aggravata dal metodo mafioso ai fratelli Ismail e David Rebeshi, albanesi di 38 e 32 anni, sono state ascoltate le rispettive compagne. Le due donne hanno riferito di non aver avuto alcuna indicazione sulla gestione degli affari da parte di Ismail Rebeshi, accusato di essere il mandante delle estorsioni ai danni di due piccoli imprenditori 50enni del capoluogo, entrambi legati da rapporti di amicizia, ma anche lavorativi, con il boss e gli altri solidali.

 

Stando alle tesi degli investigatori, infatti, il 38enne avrebbe dato disposizioni all’esterno direttamente dal 41 bis, pretendendo di riscuotere presunti crediti attraverso modalità mafiose.

 

 

La vicenda ebbe iniziò quando il 26 novembre del 2018 Ismail Rebeshi venne arrestato per narcotraffico internazionale a conclusione dell’operazione Ichnos, coordinata dalla dda di Cagliari e finì dietro le sbarre precisamente due mesi prima di essere raggiunto da una delle 13 ordinanze di custodia cautelare, scaturite dall’operazione “Erostrato”, portata a termine nel gennaio del 2019. Nel corso della seduta, la difesa ha chiesto di poter sentire in qualità di testimoni i tre complici del più piccolo dei due fratelli albanesi, Must Lleshi, FIavio Hysa e Alban Kacorri, condannati in appello a 8 anni e 4 mesi ciascuno lo scorso 28 ottobre. Potendo contare sul supporto dei tre conterranei, David Rebeshi, secondo le ipotesi accusatorie, sarebbe stato l’autore materiale delle intimidazioni. In merito all’istanza difensiva, il collegio si è riservato di decidere. Prossima udienza l’11 marzo.