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Viterbo, aumenti energia. Aziende alla canna del gas. La bolletta di una ceramica da 20 a 80 mila euro

Beatrice Masci
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“Il Paese crescerà ben oltre il 6% nel 2021”: cosi il premier Mario Draghi durante la conferenza stampa per illustrare il bilancio, al termine del Consiglio dei Ministri. Una crescita che rischia di finire in fumo a causa dell’aumento dei costi energetici. Siamo al centro di quella che Giuseppe Crea, direttore di Federlazio, non esita a definire “la tempesta perfetta”. Crea guarda con enorme e comprensibile preoccupazione al polo ceramico di Civita Castellana. Le 28 aziende del distretto, in questi mesi di ripresa sono riuscite non solo a colmare le perdite patite nel 2020, anno peggiore della pandemia, ma in alcuni casi sono anche state in grado di superare le performance del 2019. Una ripresa di cui hanno beneficiato anche le ditte dell’indotto, circa 70. Poi, però, a frenare la ripartenza è arrivato l’aumento dei costi energetici

 

Alla prima avvisaglia Federlazio, tramite l’associazione nazionale Confimi, ha lanciato l’allarme sulla perdita di competitività sui mercati internazionali, chiedendo come primo atto, concreto, la rimodulazione dei requisiti per l’inserimento delle aziende ceramiche tra quelle che, essendo catalogate come energivore, godono di un trattamento speciale. Il provvedimento era allora fermo al Senato. 
“E’ ancora bloccato lì - puntualizza Crea, che chiede anche, visto il perdurare della situazione, l’abbattimento degli oneri. “Siamo nel bel mezzo di una tempesta perfetta determinata da problemi geopolitici. L’Italia, a differenza degli altri Paesi europei, per l’industria dipende totalmente dal gas russo. E la Russia, al momento, non intende pompare gas per farlo arrivare fino a noi. Una situazione che non si sbloccherà fino a marzo. Basti pensare che a Civita Castellana, una delle aziende più importanti del comparto, si è vista recapitare una bolletta di 80 mila euro, a fronte delle 20 mila del mese precedente. Se le aziende grandi potrebbero riuscire a tenere botta, le ditte che operano per conto terzi certamente no. Quello che succederà è presto detto: le aziende saranno costrette a rivedere i listini dei prezzi e l’inflazione riprenderà a correre. Sta già in parte accadendo”. 
A pagare il conto più salato saranno le aziende del polo ceramico, super consumatrici di energia, ma tutti i comparti sono a rischio. E’ ancora Crea a fornire dati sulla difficoltà del momento: “Il gas costava 0,11 euro, venerdì è salito a 0,70. Si fa presto a fare i conti. Nei giorni scorsi ho incontrato il rappresentante della Cgil, per spiegare la situazione e chiedere al sindacato di fare fronte comune in questo momento”.

 

Andrea De Simone, direttore di Confartigianato, fa l’esempio della ristorazione e dei parrucchieri: “Abbiamo 1.500 imprese e tutte sono molto preoccupate. Penso alla ristorazione, ma anche ai parrucchieri e ai centri estetici. Bene ha fatto il governo a intervenire per limitare gli aumenti per le famiglie. Chiediamo, però, che questi interventi interessino anche il settore produttivo. Non possiamo gettare al vento la ripresa a causa dei costi energetici”. Anche perché se non si interviene per sostenere le aziende, i costi esorbitanti finiranno sui listini dei prezzi e di conseguenza nei bilanci delle famiglie.
Ed è per questo motivo che Confartigianato si sta muovendo, per ora in ambito nazionale, per la creazione di un consorzio che possa acquistare sul mercato energia per poterla rivendere alle aziende a prezzi contenuti. 
“Non dimentichiamo - spiega De Simone - che siamo ancora in un periodo che io definisco post bellico, con bonus e agevolazioni di vario genere. Quando si tornerà alla normalità, quando i bonus finiranno e le banche torneranno a chiedere la restituzione dei prestiti, la situazione potrebbe deflagrare”.

 

Della necessità di abbattere gli oneri parla anche Luigia Melaragni della Cna di Viterbo e Civitavecchia: “Basti pensare che il 38% dei costi sono relativi all’energia, il resto sono oneri. La Cna rappresenta 4.000 azienda tra Viterbo e Civitavecchia, non tutte dipendono dall’energia, penso ad esempio all’edilizia, ma molte sì, penso ai panificatori, e sono loro a dover fare i conti con gli aumenti del 30% per il gas e del 40% per l’energia. Chiediamo l’abbattimento e la riforma degli oneri. Questi i temi che ci vedono attualmente impegnati al tavolo con il governo. La verità - conclude - è che non possiamo continuare a dipendente da altri, nello specifico la Russia, per poter avere energia. per questo stiamo spingendo affinché i nostri associati producano in proprio energia per diventare autonomi. Chi ha investito negli anni corsi sui sistemi di produzione alternativi, oggi non ha problemi. Certo, se si continua a costruire centrali a gas non si va da nessuna parte”.
Al momento gli aumenti dell’energia sono di circa il 30%, “ma del 2022 - avverte Sergio Saggini, presidente di Unindustria - saranno del 400%. La situazione delle ceramiche è drammatica. I contratti per l’acquisti dell’energia, infatti, vengono stipulati ogni cinque mesi circa, per cui ci sono aziende che hanno stipulato il contratto prima dell’aumento e hanno pagato lo 0,23, chi sta chiudendo contratti in questo periodo arriva a pagare lo 0,88. In questo modo la concorrenza è drogata”.
L’Italia, ha spiegato Crea, dipende dal gas russo. Esiste, è vero, il ministero della Transizione ecologica, sul quale il governo intende puntare, ma al momento, in ambito europeo, l’Italia è messa peggio di tutti, vista la poca consistenza dei sistemi di produzione alternativi di energia, e soprattutto la resistenza dei territori nell’ospitare impianti di rinnovabili. Continuare a dire no a tutto non è credibile.