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Viterbo, lavoro. Aquilanti chiude nove sedi: resta attiva solo nel capoluogo

Daniela Venanzi
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A partire da ieri, 4 novembre, nove delle dieci sedi del gruppo Aquilanti, la storica azienda di termoidraulica, hanno chiuso i battenti. Rimane aperta solo la sede di Viterbo, con circa 30 dipendenti. Gli altri 30, operanti nei dei negozi di Roma, Rieti, Barberino Val D’Elsa, Firenze, Follonica, Orvieto, Orbetello, Civita Castellana e Civitavecchia, sono in cassa integrazione a zero ore. Oltre quarant’anni di gloria (con circa 200 dipendenti), per arrivare a una crisi profonda e poi al colpo di grazia inflitto dalla pandemia che ne ha determinato, prima un concordato preventivo, poi la cassa integrazione a rotazione e ora la liquidazione.

 

 

E’ l’azienda stessa, tramite il liquidatore, a far sapere ai sindacati che: “Avendo valutato tutte le situazioni possibili per salvare l’azienda, salvaguardare i dipendenti e tutelare tutti i creditori, in data 20 ottobre si è ritenuto opportuno mettere in liquidazione la società. Il liquidatore, dopo un’accurata verifica della situazione economica della Aquilanti spa, delle problematiche legate ai rilievi dei magazzini e all’inventario in corso, ha ritenuto opportuno trasferire tutte le merci presenti nelle filiali, nella sede di Viterbo dove proseguirà la vendita con la conseguente chiusura della altre sedi”. 
“Nel frattempo ci si è messo anche il fatto - spiega Guido Calà della Fisascat Cisl - che molti dei dipendenti hanno dato volontariamente le dimissioni, basti pensare che a Viterbo ad oggi ne sono rimasti soltanto una trentina. Stamattina abbiamo un incontro in prefettura con il liquidatore e il prefetto Giovanni Bruno, cercheremo di avere un quadro chiaro e le possibilità che ci sono per il futuro di questa azienda”. 
“Ad oggi sono chiuse tutte le filiali - aggiunge Donatella Ayala della Filcams Cgil - rimane aperta solo quella di Viterbo e la gravità della situazione, dopo la messa in liquidazione dal primo novembre, è evidente. Senza certezze sono in molti ad aver deciso di dare le dimissioni e cercare un futuro per la propria famiglia. Parliamo di padri e madri e di portare a casa da mangiare, oltre alla tristezza di vedere spegnersi un’azienda che era fiore all’occhiello di Viterbo”. 

 

Non ci sono però solo notizie cattive, in questo quadro plumbeo pare infatti che la società sia ancora appetibile. “C’è una trattativa in corso per l’acquisto - spiega ancora Guido Calà - questa è una fase delicata e ci auguriamo tutti di trovare una via d’uscita che permetta di ricominciare una storia aziendale bruscamente interrotta”. E l’interesse pare esserci da più parti, qualcuno dice infatti che non è soltanto una l’impresa pronta a rilevare la ditta Aquilanti. D’altra parte così tanta conoscenza nel settore e una così lunga attività sono un valore oggettivo per qualsiasi acquirente. Oggi, dopo l’incontro con il prefetto, forse il quadro sarà più chiaro. Nel frattempo l’azienda è anche in attesa dell’avvio del tavolo al Ministero, chiesto dopo l’annuncio della cassa a zero ore.