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Viterbo, capannoni abusivi della famiglia dell'assessore Cimarello. L'avvocato del Comune di Montefiascone: "Vanno demoliti"

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Sui capannoni abusivi dell’azienda agricola della famiglia dell’assessore Luciano Cimarello, parla l’avvocatessa Antonella Anselmo, del foro di Roma, che difende il Comune di Montefiascone nel procedimento giudiziario amministrativo. Che è arrivato alla sentenza del 12 ottobre scorso, in cui il Tar Lazio ha dato ragione a palazzo Sciuga, che due anni e mezzo fa aveva ordinato alla società semplice Valferrone Avicola di demolire dei capannoni. 

 

 

Il Comune per cosa si difende in questo contenzioso? 
“Il Comune si è costituito in giudizio dopo il ricorso innanzi al Tar proposto dai signori Cimarello per contestare la legittimità dell’ordinanza comunale numero 4 del 3 febbraio 2020 di annullamento di titoli edilizi illegittimi, e conseguente ordine di demolizione di opere risultate non sanabili”. 
Come nasce la vicenda? 
“Trae origine in seguito a rilievi della polizia locale, che nel 2019 informava il Comune di violazioni in materia paesaggistica. In buona sostanza i tunnel avicoli oggetto di causa sono risultati realizzati entro la fascia di rispetto del fosso Valferrone e comunque, all’epoca della realizzazione, in assenza di autorizzazione paesaggistica. Tale circostanza non emergeva dalle planimetrie a suo tempo allegate dalla parte privata che richiese il rilascio dei titoli edilizi, pertanto gli stessi titoli, pur rilasciati, sono risultati illegittimi per contrasto alla normativa paesaggistica. Il loro ritiro, avvenuto con il rispetto rigoroso di tutte le garanzie del contraddittorio e di difesa, è stato un atto dovuto”. 
Con questa sentenza, crede che i Cimarello debbano rassegnarsi a demolire i capannoni? Oppure che il Consiglio di Stato, se investito della questione, possa ribaltare la sentenza?
“La sentenza è esecutiva ma ancora appellabile, dunque potrebbe essere riformata in appello. Tuttavia non vedo come il Consiglio di Stato possa superare l’accertamento della polizia locale e la rigorosa disciplina paesaggistica che, salvo ipotesi eccezionali, non ammette sanatorie. Ma questa è solo la mia opinione”. 

 


 

Qual è stata la contestazione dei Cimarello non accolta dal Tar? 
“I ricorrenti lamentavano il lungo decorso di tempo tra il rilascio dei titoli edilizi e il loro ritiro e che si trattasse di semplici serre per uso agricolo, non assoggettabili a obbligo di autorizzazione paesaggistica (opere minori e precarie). Tuttavia il Tar ha respinto tali argomentazioni, sia perché l’accertamento di polizia locale risale al 2019 sia perché una situazione di legittimo affidamento della parte privata. Inoltre il Tar ha escluso che si tratti di semplici serre, per la natura delle opere e per il loro impatto ambientale, che richiede anche l’autorizzazione integrata ambientale”. 
Che significa la parte della sentenza del Tar in cui si afferma che si sichiara estinto il giudizio, quanto alla domanda di Luciano Cimarello? 
“Nel corso del giudizio Luciano Cimarello ha rinunciato al ricorso, ma il giudizio è proseguito a nome degli altri ricorrenti”. 

 


 

Crede che Luciano Cimarello possa avere problemi come consigliere comunale? Oppure l'estinzione dal giudizio lo mette al riparo da tutto? 
“La questione è molto delicata. A mio avviso al di là di profili processuali e formali che escludono una lite pendente con il Comune direttamente riferibile a Luciano Cimarello, resta salva ogni iniziativa delle parti private volta a far cessare del tutto la lite. Penso, magari, alla spontanea esecuzione rispetto all’ordine di demolizione, circostanza che farebbe cessare del tutto la controversia. Ma si tratta di valutazioni di mera opportunità che riguardano ipotesi di conflittualità solo potenziale e indiretta tra l’Amministrazione comunale e i suoi consiglieri e che, nel caso di specie, non possono non coinvolgere tutte le parti private destinatarie dell’ordinanza comunale ma anche titolari del pieno diritto di difesa, in appello”.