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Viterbo, assaltavano distributori self service. Processo alla banda: in 11 davanti ai giudici. Ammesse le intercettazioni

V. T.
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È ripreso ieri, mercoledì 3 novembre, il processo a carico di 11 imputati, che nel 2014 finirono a giudizio a conclusione dell’operazione “Fai-da-te”, che sfociò in 16 arresti. I membri della banda composta da italiani e da ragazzi di origini rumene e macedoni sono assistiti dagli avvocati Franco Taurchini, Samuele De Santis, Luigi Mancini, Remigio Sicilia, Silvia Grassi, Giovanni Arona, Floro Sinatora ed Emilio Lopoi.

 

Lo scorso 20 ottobre il collegio, presieduto dal giudice Elisabetta Massini, ha ritenuto necessario affiancare un interprete al perito, al quale precedentemente è stato affidato il compito di trascrivere le intercettazioni. L’incarico è stato conferito nel corso della seduta a una traduttrice di lingua macedone, che supporterà l’esperto nella trasposizione di 81 conversazioni sin da questa mattina e insieme consegneranno il lavoro entro 30 giorni.

 

Stando alle ricostruzioni degli inquirenti, il gruppo si riuniva nelle ore notturne e in particolare nei fine settimana per rubare l’incasso delle colonnine self-service dei distributori di benzina servendosi di un frullino. Una volta accumulato e spartito il bottino, che si aggirava intorno a 5 o 6 mila euro per ogni colpo messo a segno, alcuni di loro provvedevano ad acquistare sostanze stupefacenti che poi rivendevano a piccoli pusher che le spacciavano in città, soprattutto ad acquirenti tra i 15 e i 17 anni. Si tornerà in aula il 6 aprile e il 18 maggio del prossimo anno per sentire tre testimoni dell’accusa.