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Viterbo, conflitto d'interessi a Montefiascone. La sindaca De Santis sui capannoni abusivi: “Nessun problema per la giunta”

Alessandro Quami
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Montefiascone, sulla vicenda dei capannoni da demolire dell’azienda agricola familiare, il conflitto d’interesse dell’assessore Luciano Cimarello avrà delle ripercussioni sul Consiglio comunale e più in generale sulla nuova giunta? La neosindaca del Pd Giulia De Santis assicura di no: “La questione compete alla giustizia amministrativa e non avrà conseguenze per l’amministrazione. Credo però che l’immagine delle parti in causa vada tutelata, come sarebbe per qualsiasi altro cittadino, perché non può e non deve costituire un prezzo in più da pagare l’essere vicini a un amministratore”. 

 

La sindaca parla dei figli e della moglie di Luciano Cimarello, che gestiscono l’azienda avicola al centro della sentenza del Tar del 25 ottobre scorso. Tar che ha respinto il ricorso dei familiari dell’ex sindaco e fresco assessore ai Lavori pubblici, contro l’ordinanza del Comune che, un paio d’anni fa, ha imposto ai Cimarello di demolire dei presunti pollai abusivi realizzati nella proprietà familiare, vicino al fosso Valferrone. Il neoassessore, per opportunità politica, si era sfilato dal contenzioso ma la questione ha tutta l’aria di non finire qua, con i partiti di centrodestra che per ora non commentano, ma che stanno “studiando la vicenda” e si faranno sentire nelle sedi opportune. 
La sentenza è del 12 ottobre scorso: “Il Tar Lazio, definitivamente pronunciando sul ricorso, rigetta il ricorso principale. Dichiara estinto il giudizio, quanto alla domanda di Luciano Cimarello. Condanna i ricorrenti in solido a rifondere le spese. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa”. Quindi, ora la sindaca dovrà ordinare l’abbattimento dei capannoni, a meno che i familiari dell’assessore Cimarello non facciano ricorso al Consiglio di Stato. Per il Tar, infatti, i capannoni furono autorizzati “tacendo della sussistenza del vincolo paesaggistico imposto dalla presenza in loco del fosso di Valferrone, oltre che, in parte, del vincolo idrogeologico e sismico”. Da qui, il Comune ordinò la demolizione. Atto avversato dai familiari di Cimarello, ma che il Tar ha confermato dicendo, in parole povere, che erano inesatti i documenti forniti dai Cimarello per avere il permesso di costruire: “L’atto impugnato – sentenzia il Tar - segnala, quanto alle domande che precedettero il rilascio dei titoli, una ‘evidente discordanza’ tra la ‘planimetria catastale riportata sugli elaborati progettuali e la mappa catastale, la quale ha impedito di avere contezza immediata che le opere erano destinate a sorgere nella fascia di rispetto di un corso d’acqua tutelato paesaggisticamente. La contestazione mossa sul punto dai ricorrenti non coglie nel segno, perché è volta a evidenziare non già la erronea rappresentazione, quanto piuttosto la circostanza che il Comune ben avrebbe potuto percepire il fatto mediante la ‘semplice sovrapposizione tra le mappe catastali e i grafici di progetto’. Tuttavia non rileva che l’amministrazione sia stata negligente nello svolgere l’istruttoria, ma la sola circostanza che essa abbia provveduto sulla base di una erronea prospettazione dei presupposti”.

 

 

Si legge ancora nella sentenza: “La contestazione dei ricorrenti in ordine alla data di inizio dei lavori, trova smentita negli apprezzamenti dell’atto impugnato, relativi in particolare al verbale di polizia municipale ove si attesta che il capannone è stato ultimato almeno il 18 dicembre 2018, mentre, sulla base del permesso di costruire, i lavori sarebbero iniziati il 14 gennaio 2019”.