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Viterbo, elezioni provinciali. Tre candidati nel centrodestra La partita si giocherà a Roma

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Partiti in ordine sparso alle elezioni per il rinnovo dell’amministrazione provinciale fissate per il 18 dicembre. Dato teoricamente in minoranza il centrosinistra alla luce dei risultati delle recenti comunali (votano gli amministratori della città e dei 59 paesi), è sul centrodestra che, almeno in questa fase, sembrano riflettersi tutte le contraddizioni che caratterizzano il quadro politico provinciale. Fratelli d’Italia candida infatti il sindaco di Civita Castellana, Luca Giampieri; la Lega quello di Tarquinia, Alessandro Giulivi; e Forza Italia, sebbene a sua volta spaccata, quello di Bassano in Teverina, Alessandro Romoli

 

Quest’ultimo, vice presidente uscente dopo l’accordo tra sinistra e destra che ha dato un governo a Palazzo Gentili negli ultimi due anni, spera di essere alla fine lui il prescelto, forte di una presunta impossibilità di far cadere i veti reciproci che, in FdI e Lega, sembrano sbarrare la strada sia a Giampieri che a Giulivi. Allo stesso tempo, sulla scorta dell’alleanza con la sinistra del Pd che gli ha consentito nel 2019 di diventare sindaco di Bassano in Teverina per la terza volta, starebbe però tessendo la tela anche con i dem, sicché, in un verso o nell’altro, potrebbe comunque sempre diventare presidente. D’altra parte, Romoli, che punta a diventare consigliere regionale nel 2023, è consapevole della necessità di trovare un trampolino di lancio, e ciò anche per evitare di trovarsi scoperto quando tra poco più di due anni dovrà lasciare la poltrona di primo cittadino a Bassano. 
Da quanto si apprende, la situazione viene seguita con molta attenzione a Roma, dove i vertici del centrodestra, dopo l’armistizio imposto da Berlusconi in chiave Quirinale, non vogliono lasciare Viterbo in balia degli eventi. Una riunione su quanto sta accadendo in queste ore dovrebbe essere convocata già in settimana. 

 

Ma non finisce così. A rendere ancora più caotico il clima all’interno della coalizione ci sarebbero infatti anche vari sommovimenti in casa Lega. Si parla, addirittura, di un incontro romano tra Umberto Fusco, insieme ad altri parlamentari del Carroccio, con Carlo Calenda. Obiettivo del senatore transitare in un movimento più moderato per mettersi al riparo in vista delle candidature per le politiche del 2023. In fondo, con la Lega che perde consensi e il contestuale taglio dei parlamentari, per molti la riconferma allo stato attuale appare molto difficile. 
Sembra fantapolitica, ed effettivamente lo è, ma ciò sarebbe destinato in ogni caso, secondo molti, a creare nuove fibrillazioni anche nel Comune capoluogo, dove, tanto per cominciare in chiave elezioni provinciali, alcuni consiglieri (quelli che fanno riferimento a Fusco, in primis il genero Stefano Evangelista), potrebbero convergere su Romoli, smarcandosi dall’attuale assetto del centrodestra ben sapendo oltretutto dell’asse che il sindaco di Bassano ha con il Partito democratico.  La situazione, raccontano tutti, è molto delicata, dal momento che uno scenario di questo tipo potrebbe mettere a serio rischio la stessa sopravvivenza del Comune capoluogo, con Arena costretto anzitempo a dimettersi proprio per il dissolvimento del gruppo del Carroccio.
E’ per questo motivo che sarà determinante la posizione che assumeranno, come detto, i vertici regionali del centrodestra, che non possono permettersi di lasciare Viterbo al proprio destino. Il che potrebbe significare che, almeno fino a quando non sarà eletto il nuovo presidente della Repubblica (sembra questo l’arco temporale in cui è destinato a durare il patto di non belligeranza siglato da Meloni, Salvini e Berluconi), il nome del presidente della Provincia, al di là di Romoli, dovrà passare al vaglio di Roma.