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Viterbo scuola, frenata di Cotral su ingresso unico alle 8. "Non c'è nessun piano"

Massimiliano Conti
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La presidente Amalia Colaceci tiene il punto: dopo il vertice di venerdì in prefettura gli studenti hanno peccato di ottimismo nel dare per vinta la battaglia sul doppio turno perché Cotral non presenterà alcun nuovo piano bus ma solo una simulazione. “In conformità alle richieste pervenute - ha spiegato Colaceci - Cotral sovrapporrà la complessiva offerta di trasporto al carico potenziale di studenti concentrati (in simulazione) ad un unico orario di ingresso e uscita. Tale sovrapposizione dovrà tenere conto dell’utenza pendolare e del rispetto del limite dell’80%”. Cosa ciò voglia dire non si capisce bene. Fermo restando che la decisione sul ripristino del turno unico alle 8 spetterà a prefetto e ufficio scolastico regionale, l’impressione è che la presidente di Cotral abbia voluto negare l’evidenza. E cioè che il pressing alla fine ha piegato l’azienda dei trasporti, la quale, fino a venerdì scorso, non aveva mai ammesso i disagi inflitti a studenti, scuole e famiglie in questo avvio di anno scolastico. Se è vero che il risultato finale non è scontato, è anche vero che, di fatto, a oggi, sono i ragazzi ad uscire vincitori.

Superando i tradizionali steccati politici tra destra e sinistra e dando una grande “prova di maturità” anticipata, hanno organizzato giornate di sciopero che hanno fatto registrare un’altissima partecipazione in tutti gli istituti, hanno marciato uniti in corteo per Viterbo, hanno ottenuto la benedizione di Arena, che li ha definiti la meglio gioventù viterbese, e udienza dal prefetto, hanno incassato - salvo qualche eccezione - il sostegno di tutti: dei dirigenti scolastici, a cominciare dalla presidente provinciale Anp, Maria Antonietta Bentivegna, dei docenti, delle famiglie, dei sindacati, della Provincia. A uscire sconfitto è Cotral, che addirittura, per bocca della presidente Amalia Colaceci, aveva accusato il preside del Midossi Alfonso Francocci, “reo” di aver manifestato con i suoi studenti davanti al deposito di Civita, di fomentare una protesta mai così sacrosanta. Il cahier de doleance con cui gli studenti delle superiori - 13 mila nella Tuscia, di cui 8 mila pendolari - si sono presentati venerdì al vertice in prefettura era lunghissimo. “Lo scaglionamento degli orari riduce la vita extrascolastica degli studenti. Molti ragazzi, difatti, hanno dovuto limitare, per mancanza di tempo o di energia sport, hobby, relazioni sociali, quindi vita privata - si legge nel documento -. E’ impossibile programmare uno scaglionamento degli orari a causa del monte ore settimanale di ciascun indirizzo. In alcune scuole i vari indirizzi hanno un monte ore differente, se prima i diversi orari di uscita erano gestibili dalla singola scuola, oggi, tale scaglionamento orario aumenta la complessità: non ci sono corse a sufficienza per garantire agli studenti che escono in orari differenti di prendere un mezzo dedicato a quello specifico orario”. E ancora: “In alcuni casi, data l’insufficienza dei mezzi di trasporto gli studenti che entrano alle 9.40 sono costretti a prendere gli stessi mezzi di chi entra alle ore 8; i mezzi continuano ad essere affollati e il distanziamento non rispettato; in alcuni casi la programmazione oraria delle corse non corrisponde a quella effettiva. Dunque, quando gli studenti che richiedono il permesso di uscita anticipata non lo ottengono il problema si acuisce con gli orari scaglionati”.

Sott’accusa anche l’assenza di collegamenti tra i paesi, che costringere i genitori ad accompagnare e riprendere i figli, “creando disagio e dispendio economico alle famiglie”. All’ingresso e all’uscita dei locali scolastici, sempre secondo quanto denunciano gli studenti, “persistono notevoli assembramenti, che vanificano la rigidità delle norme sanitarie nelle classi”. Inoltre, “l’alternanza dei ritmi e degli orari comporta un disagio psicologico, che si concretizza in un calo dell’attenzione durante le lezioni e in un peggioramento del rendimento scolastico causato anche dal minor tempo a disposizione per studiare”. Tant’è che “sono aumentati i casi in cui gli studenti si rivolgono allo sportello psicologico della scuola o, addirittura, abbandonano gli studi”. Infine il doppio turno causa anche problemi alimentari, “dovuti al pranzo a scuola: in alcuni casi gli studenti pranzano con pasti veloci, in altri decidono di non farlo riducendosi a pranzare a casa nel tardo pomeriggio”. Senza contare che “il pranzo a scuola non è sempre sostenibile economicamente dalle famiglie”. Il documento è stato sottoscritto dagli studenti dei principali istituti della provincia: Buratti, Colasanti, Dalla Chiesa, Farnese, Midossi, Ruffini, Orioli, Savi e Santa Rosa.