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Viterbo, al cimitero tombe transennate e rifiuti nei loculi

Alessio De Parri
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Tombe transennate, loculi abbandonati pieni di immondizia, erbacce alte e carenza di brecciolino. Benvenuti nel cimitero monumentale San Lazzaro, nella parte più vecchia, che in questi giorni - con l’avvicinarsi del 2 novembre, commemorazione dei defunti - viene preso d’assalto da migliaia di visitatori. Peccato, però, che chi arrivi da queste parti debba fare i conti con il degrado in cui versa la struttura. Appena dentro, passando dall’ingresso laterale verso la Tuscanese, tanto per intenderci, ecco subito un sarcofago completamente distrutto, ricoperto dalle erbacce e circondato da transenne arancioni. E’ in queste condizioni dal marzo del 2015, quando una violenta alluvione devastò il cimitero, con diversi alberi che si abbatterono sulle tombe. Viene da chiedersi perché, a distanza di sei anni, il Comune non abbia ancora provveduto a sistemarla. C’è anche la concreta possibilità che nessuno l’abbia reclamato, ma a quel punto sarebbe necessario rimetterlo in piedi e assegnarlo a nuove famiglie. Camminando attraverso i sentieri interni, poi, ci sono decine di loculi abbandonati, alcuni dei quali colmi di rifiuti, e altrettante tombe semidistrutte, ridotte a pezzi. Tombe dimenticate, e non sono poche, che andrebbero quantomeno recuperate. “Il cimitero vecchio versa in una condizione di degrado allarmante - spiega il signor Bernardini, che intercettiamo di fronte alla tomba dei suoi cari -. La pulizia scarseggia, gli interventi che vengono effettuati sono insufficienti rispetto a quelli che dovrebbero essere fatti, senza contare poi anche la scarsa sicurezza. A noi, ad esempio, hanno rubato i contenitori dei fiori diverse volte”.

“Il cimitero? Basta guardarsi intorno - riflette Maria Palombella -. Ci sono erbacce alte in diversi punti, tombe sporche, e spesso avvengono furti di piante o fiori. Non solo qui, a dire il vero, ma anche nella parte nuova”. “Il degrado è evidente - a parlare è Mario Volpi - e soprattutto è un vero peccato che il cimitero di Viterbo versi in condizioni simili. Stiamo parlando, infatti, di una splendida struttura dal punto di vista architettonico, mi riferisco alla parte vecchia, quella monumentale. Il Comune dovrebbe prendersene cura nel migliore dei modi e invece questo non accade”. Lo storico fotografo di via Cairoli Gianfranco Grazini, invece, preferisce non addentrasi nella polemica: “Viterbo è tutta un degrado - afferma - ma in questo giorno il mio pensiero va soltanto a mia moglie e a mio fratello, che riposano qui al cimitero e sono sempre al mio fianco”. Il servizio di manutenzione non sempre riesce a stare dietro alle necessità quotidiane. Basti pensare, ad esempio, che il brecciolino sui percorsi interni sarebbe stato steso l’ultima volta un paio di anni fa. Poi, da quel momento, più nulla.

Le aree transennate sono diverse, come quella che circonda un mausoleo alle spalle della chiesa. La maggior parte delle zone off limits, dicevamo, si trovano nelle stesse condizioni dall’alluvione del 2015, e deve far riflettere il fatto che a distanza di tanti anni le amministrazioni comunali, quella attuale dove la delega ai servizi cimiteriali ce l’ha l’assessore Elpidio Micci, ma anche quella precedente guidata dall’ex sindaco Michelini (l’assessore era Maurizio Tofani) non siano corse ai ripari. Il Comune intanto ha già stanziato i fondi per rendere automatico il cancello dell’ingresso principale, come già avvenuto nelle frazioni di San Martino e di Bagnaia. Il cancello fu ideato e portato a termine dall’architetto Virginio Vespignani nel lontano 1872 e modernizzarlo sarebbe come cancellare in un colpo solo un secolo e mezzo di storia. Ne vale davvero la pena?