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Viterbo, pensioni. Ceramisti chiedono il riconoscimento di lavoro usurante

Massimiliano Conti 
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Quota 100 o quota 102, per gli operai di Civita Castellana la sostanza poco cambia: resteranno i 42 anni e 10 mesi di contributi previsti dalla legge Fornero la via maestra per raggiungere l’agognata pensione. Un lasso di tempo inaccettabile date le condizioni di lavoro nel settore, secondo i sindacati e secondo Articolo Uno, che all’indomani dell’approvazione della manovra finanziaria da parte del governo Draghi tornano ad alzare la voce e a chiedere il riconoscimento di lavoro usurante per i ceramisti

 

“Già quota 100 per gli operai del settore ceramico si è rivelata una grande beffa - spiega il segretario della Filctem Cgil Mauro Vaccarotti -. Poco cambierà quindi con il passaggio alla quota 102 (64 anni di età anagrafica e 38 anni di anzianità contributiva, ndr). Queste alternative ai normali canali di pensionamento privilegiano soltanto chi ha studiato e ha iniziato a lavorare più tardi. Una buona fetta dei ceramisti sono entrati in fabbrica giovanissimi, anche prima del completamento degli studi, e quindi vanno e continueranno ad andare in pensione con la Fornero”. Vaccarotti fa l’esempio di un ceramista che ha iniziato a lavorare a 15-16 anni. Con la legge Fornero, che prevede appunto il pensionamento con 42 anni e 10 mesi di contributi, questo lavoratore può oggi andare in pensione a 58 anni. Il problema, sottolinea il segretario della Filctem, è che 42 anni per un operaio che svolge un lavoro usurante come quello della ceramica, sono un’eternità: “Sono reduce da un webinar con la Asl dal quale è risultato che la silicosi, malattia tipica del ceramista, determina un aumento del rischio di sviluppare tumori - continua Vaccarotti -. Non è possibile costringere un operaio a restare in fabbrica per oltre 40 anni, a fronte di carichi pesantissimi”.

 

 

Se è vero che le condizioni di lavoro nel distretto industriale rispetto a decenni fa sono migliorate sotto tutti i punti di vista, è anche vero, fa notare il sindacalista della Cgil, che quello della ceramica resta uno tra i lavori più usuranti. Pesante e ripetitivo. Sulla stessa linea di Vaccarotti, Angelo Conti, operaio e coordinatore di Articolo Uno a Civita Castellana, secondo cui un ceramista non può lavorare in fabbrica per oltre 40 anni. “Negli anni - dice Conti - abbiamo avuto contatti con i vari governi e chiesto a gran voce il riconoscimento per i ceramisti di lavoro usurante ma tutto è stato vano. Il ceramista è un lavoro usurante sotto tutti i punti di vista. I dati sanitari evidenziano una diffusione di malattie muscolo-scheletriche negli operai dopo 20-25 anni di servizio: artrosi, artriti, ernie discali. Non dimentichiamoci inoltre lo scandalo di qualche anno, quando negli impasti ceramici furono trovate tracce di amianto”.