Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Viterbo, usura. Processo subito per la banda che strozzava gli imprenditori durante il lockdown

V. T.
  • a
  • a
  • a

Giudizio immediato per la presunta banda, composta da 5 persone, che fu arrestata con l’accusa di usura ad aprile scorso. Il 15 dicembre compariranno davanti al collegio, presieduto dal giudice Eugenio Turco, due fratelli di 51 e 43 anni, una 42enne, compagna di uno di loro, un 28enne albanese residente a Terni e un 48enne di Castel Giorgio. Due le presunte vittime, una coppia di imprenditori, assistiti dagli avvocati Giovanni Labate ed Enrico Valentini. L’impulso alle indagini è stato fornito dall’imprenditrice viterbese, la quale, a ottobre 2020, ha denunciato di essere vittima, insieme al compagno, di diversi episodi di usura ed estorsione e di aver subito gravi intimidazioni da parte dei membri di una banda di strozzini, composta da italiani e albanesi residenti tra Viterbo e Terni.

 

Il gruppo di solidali è stato smantellato in questi mesi a seguito delle complesse attività investigative, condotte dai carabinieri del comando provinciale di Viterbo e coordinate dalla Procura. Il provvedimento è scoccato a seguito dell’approvazione, da parte del gip Savina Poli, della richiesta di giudizio immediato formulata dal pm Michele Adragna, titolare del fascicolo.

 

 

La vicenda risale al periodo successivo al primo lockdown, quando i due piccoli imprenditori si ritrovarono in difficoltà economiche e personali e chiesero due prestiti, accordati con interessi alle stelle. Il primo prestito fu di 45 mila euro e di 89 mila e 500 euro il seguente. In cambio, la coppia avrebbe dovuto restituire agli strozzini un totale che si aggira intorno ai 300 mila euro, dunque quasi più del doppio. Tuttavia, i due imprenditori non riuscirono a stare al passo con i pagamenti e da quel momento cominciò l’incubo, tant’è che, secondo le ricostruzioni degli inquirenti, entrambi furono ricattati, l’uomo fu picchiato e la donna intimorita anche con minacce di abusi sessuali.