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Viterbo, manda a quel paese tre persone e viene massacrato di botte a viale Trento

Valeria Terranova
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“Ricorderò quei momenti per sempre perché hanno segnato la mia vita. Era l’aprile del 2017 e stavo andando a un appuntamento. Quando attraversai da via della Cava per raggiungere piazza della Rocca, a un certo punto dai finestrini di una macchina che si avvicinava velocemente si affacciarono 3 ragazzi che non avevo mai visto, i quali iniziarono a inveire contro di me. Non capendo cosa stessero dicendo li mandai a quel paese con un gesto e continuai a camminare. Non potevo immaginare cosa sarebbe successo di lì a poco”. Con queste parole è iniziata ieri, lunedì 25 ottobre,  la testimonianza di un 24enne a processo per rissa, dopo essere stato indagato insieme a 4 ragazzi, un italiano e tre romeni.

 

Il ragazzo però ha deposto anche in qualità di parte offesa in seguito all’epilogo della vicenda. “Arrivato all’altezza del negozio di telefonia in viale Trento dove avrei dovuto incontrare il mio amico, deceduto in quest’ultimo periodo, vidi sbucare questi tre ragazzi che mi incitarono a fare a botte, ma io li pregai di lasciarmi perdere. Erano grandi, grossi e inferociti – ha proseguito il giovane -. Non so perché ce l’avessero con me. Io non li conoscevo. Così, spaventato, mi rifugiai nell’edicola lì vicino e quando feci capolino per vedere se erano ancora lì, mi accorsi che due di loro erano ancora nei paraggi, ma in quel momento inaspettatamente il terzo che non avevo intravisto iniziò a colpirmi”.

 

Il ragazzo ha continuato il proprio racconto riferendo di essere riuscito a scappare, ma la fuga durò solo qualche minuto. “Mi rincorsero e riuscirono a prendere a calci, pugni e schiaffi fin quando non caddi per terra. Ma non si fermarono e continuarono ad aggredirmi – ha affermato il 24enne-. Ad un certo punto riuscendo a trovare un varco tra loro scappai nuovamente e incontrai il mio amico e chiamai i carabinieri. Stavo male e non riuscivo a respirare. Gli aggressori allora iniziarono ad allontanarsi ma io li seguì e comunicai i loro spostamenti ai militari che non erano ancora sopraggiunti”. Il ragazzo ha concluso la propria deposizione spiegando che i traumi fisici scaturiti da quell’aggressione si sono protratti fino al mese scorso. “Rimasi a letto per 30 giorni. E ho dovuto smettere di lavorare perché quelle percosse mi fratturarono lo sterno e tutto ciò mi ha causato un affaticamento che è stato riscontrato dai medici che mi hanno visitato ultimamente”, ha concluso in lacrime. Si tornerà in aula il 12 maggio.