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Viterbo, carcere Mammagialla. Due euro al giorno per i pasti dei detenuti. Stop della Corte dei conti

P. D. B.
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L’appalto per il cibo ai detenuti di Mammagialla finisce nel mirino della Corte dei conti. L’affidamento del servizio per il triennio 2021-2023 non ha ottenuto il visto della sezione regionale di controllo del Lazio presieduta dal giudice contabile Ottavio Caleo. Tra le motivazioni che hanno portato allo stop dei contratti di fornitura per diversi penitenziari del centro Italia ci sono i ribassi eccessivi. Poco più di due euro per colazione, pranzo e cena.

 

Sul caso ha presentato un’interrogazione al ministro della giustizia Marta Cartabia la senatrice Margherita Corrado (Gruppo Misto). A settembre, la Corte dei Conti - Sezione regionale di controllo per il Lazio, ha assunto un’iniziativa del tutto inedita: con le delibere 101-104/2021, relatore Ottavio Caleo, dando ragione, fra gli altri, al Garante per i diritti dei detenuti di Roma, Gabriella Stramaccioni, che aveva lamentato le speculazioni sul cibo dei reclusi, ha negato il visto e la registrazione di alcuni decreti del Provveditorato regionale del Lazio, Abruzzo e Molise del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria (Dap). Si tratta dei 4 decreti di approvazione di altrettanti contratti di fornitura del vitto, nel triennio 2021-2023, rispettivamente negli istituti penitenziari di Rebibbia a Roma per quasi 4,5 milioni, di Civitavecchia e Viterbo  per 2,2 milioni, di Campobasso, Isernia, Larino, Avezzano, L’Aquila, Sulmona per 2,5 milioni, e di Frosinone, Cassino e Latina per 1,7 milioni.

 

 

Lo si legge in una nota della senatrice Margherita Corrado (Gruppo Misto) che ha presentato una interrogazione al ministro della Giustizia Marta Cartabia. Inoltre evidenzia che il Collegio di controllo preventivo ha segnalato l’anomalia “dovuta al generalizzato, straordinario ribasso con cui vengono affidati tali contratti di fornitura di vitto giornaliero completo per i detenuti (colazione, pranzo, cena) per un importo sempre di poco superiore ai 2 euro, circostanza difficilmente compatibile con una dignitosa alimentazione della popolazione carceraria” e ha “stigmatizzato che per un appalto (vitto) e una concessione di servizi (sopravvitto) sia bandita un’unica procedura, obbligando la stessa impresa ad assumere entrambi gli oneri, benché abbiano caratteristiche tecniche molto diverse”.