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Viterbo, morto in carcere. Hassan Sharaf denunciò i pestaggi prima di morire. Il garante dei detenuti: "Inammissibile udienza nel 2024"

Paolo Di Basilio
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“Inammissibile il rinvio al 2024 dell’udienza sul suicidio in carcere di Hassan Sharaf”. Il garante dei elle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasìa è durissimo nel commentare ilo slittamento alle calende greche dell’udienza davanti al gip per decidere se riaprire le indagini sulla morte dell’egiziano avvenuta il 30 luglio del 2018 all’ospedale Belcolle dopo che era stato trovato impiccato nella sua cella il 23 luglio.
Un caso quello del 21enne che è tornato alla ribalta nei giorni scorsi dopo che Il Giornale ha fatto un parallelismo con quanto sta avvenendo in Egitto per l’inchiesta della morte di Giulio Regeni. 
Tuttavia ieri, lunedì 25 ottobre,  a intervenire è stato Stefano Anastasia. Le sue non sono parole di circostanza perché il garante su Hassan Sharaf ha presentato ben due esposti in Procura. Uno nelle settimane che precedettero il suicidio e uno subito dopo sottolineando le testimonianze dirette che l’ufficio aveva raccolto proprio dal giovane egiziano. Poco prima della visita in carcere del garante Sharaf era stato destinatario di un provvedimento disciplinare che lo spediva in isolamento.

 

Il ragazzo, arrivato in Italia con un barcone, era stato condannato per un furto e per il possesso di 10 grammi di hashish. Nel 2017 per lui si aprirono le porte di Mammagialla. Finisce in carcere nonostante degli accertamenti clinici che parlano di uno stato di “deficit cognitivo” e di dipendenza.  Quel provvedimento che lo spediva in isolamento risale all’inizio del 2018 ma venne “sospeso” proprio dopo la visita del garante durante la quale il 21 disse al personale dell’ufficio del garante di essere stato oggetto di pestaggi e minacce da parte degli agenti in carcere. “La sua testimonianza - ricorda oggi Anastasia - faceva parte di un dossier su presunti maltrattamenti che inviammo in Procura”. Tutto prima della morte di Hassan. Inascoltata era stata la richiesta del Garante di far trasferire Hassan in altra struttura. Si trovava invece in cella di isolamento al momento del suicidio, da lì a pochi mesi sarebbe tornato in libertà. Quel provvedimento diventò esecutivo il 23 luglio quando - c’è un video agli atti a testimoniarlo - Sharaf, disperato, prima si tagliò le vene, poi venne aggredito e poco dopo venne trovato impiccato.

 

Ma per la Procura va archiviato tutto. Contro quell’esito si è opposta un’associazione egiziana per i diritti umani per conto della famiglia che, nel novembre 2020, aveva annunciato anche un’azione civile contro il ministero.
Ma, siamo nel 2019, l’udienza per discutere sull’opposizione viene rinviata nel 2024. “E’ la bancarotta, se non dell’intero sistema della giustizia, quanto meno del Tribunale di Viterbo", dice Anastasia che aggiunge: “Non c’è nessun motivo comprensibile per rimandare di 5 anni una decisione tecnica come questa: bisogna solo dire se archiviare o andare avanti con le indagini”. “Spero che il giudice competente abbia segnalato il caso al Presidente del Tribunale - conclude Anastasìa -, se non al ministro e al Consiglio superiore della magistratura. Non è ammissibile che un procedimento penale su un caso di morte avvenuto in carcere sia sospeso per quattro anni” .