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Viterbo, sassate contro il sindaco di Proceno durante il lockdown. A processo un 53enne

Valeria Terranova
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Tornò nella seconda casa a Proceno in pieno lockdown e in uno scatto d’ira, sferrando un calcio a un sampietrino, colpì l’ex vicesindaco, ferendolo a un piede. Protagonista del gesto un 53enne romano, il quale l’8 aprile 2020 inveì contro gli amministratori comunali, l’ex sindaco pro tempore Cinzia Pellegrini, l’allora vicesindaco Roberto Pinzi, e neo sindaco del piccolo borgo dell’Alta Tuscia, e l’ex assessore Alessandro Pifferi. Il 53enne finito alla sbarra diede in escandescenze a seguito dell’ennesimo litigio con una coppia di vicini di casa, da tempo perseguitati dall’uomo. Contro di lui per il reato di stalking si sono costituiti parti civili i due coniugi e per le lesioni la terza vittima, Roberto Pinzi, assistito dall’avvocato Vincenzo Dionisi che ha sfidato proprio il suo assistito alle ultime elezioni di qualche settimana fa.

 

A testimoniare in aula nel pomeriggio di giovedì 21 ottobre il 70enne disabile, finito insieme alla consorte nel mirino del 53enne. La vittima ha risposto alle domande per iscritto e con cenni per annuire o meno, in quanto ha difficoltà ad esprimersi a voce a causa di una grave malattia, ribadendo i contenuti riportati nella denuncia. In particolare, a proposito del lancio del sampietrino, ha spiegato di aver visto il blocchetto lapideo colpire il piede di Roberto Pinzi, ma non il momento del calcio. A raccontare la vicenda è stata la moglie del 70enne portatore di handicap, durante la propria deposizione resa a gennaio di quest’anno.

 

 

“I problemi tra noi iniziarono nel 2014, quando ci contestò la realizzazione di una pedana per mio marito invalido all’entrata della nostra abitazione. Il nostro vicino di casa ci provocava in tanti modi. Ci controllava e ci faceva anche delle foto. Mi chiamava ad alta voce da lontano e mi diceva di stare attenta a quello che facevo. Cercavo di evitarlo in tutti i modi e quando uscivo sceglievo strade alternative per non passare da casa sua – ha dichiarato la donna - avevo paura per mio marito che veniva denigrato da quest’uomo per il suo stato. Mio marito stava tra l’altro tutto il giorno da solo in casa e avevo paura che non avrebbe potuto difendersi da una eventuale aggressione e quindi facemmo installare una telecamera. Mi rivolsi agli amministratori comunali prima di denunciarlo, i quali mi dissero di pazientare e che si sarebbero impegnati per risolvere la questione in maniera conciliante”. Il 10 febbraio l’imputato sarà interrogato dalle parti e verranno ascoltati due testi della difesa.