Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Viterbo, green pass. Permessi e ferie per i non vaccinati nelle ceramiche di Civita. La Uiltec: "Le aziende paghino i tamponi"

  • a
  • a
  • a

Il boom dei certificati di malattia ha colpito anche uno dei settori strategici dell’economia della Tuscia, vale a dire quello delle ceramiche. Come è emerso dopo il 15 ottobre - quando è entrato in vigore l’obbligo del green pass per andare a lavorare - sono circa il 10% i ceramisti (circa 300) del distretto di Civita Castellana che non sono vaccinati e che si presentano in fabbrica grazie ai tamponi. Tuttavia nella prima settimana sono stati diversi i lavoratori che hanno usufruito della malattia, di permessi o ferie arretrate. Diversi per vaccinarsi e prendere tempo in arrivo della certificazione, altri per capire che aria tira e per comprendere se ci sarà un cambio di rotta almeno per quello che riguarda il pagamento dei tamponi veloci necessari per ottenere la certificazione. Nel Lazio i certificati di malattia presentati da dipendenti di enti pubblici e aziende private lo scorso 15 ottobre, giorno di entrata in vigore delle norme sul green pass, sarebbero stati 9.787 contro i 7.742 del venerdì precedente, con un aumento del +26.4%.

 

 

A sollevare il problema di un impatto meno pesante del green pass sui lavoratori era stata nelle scorse settimane e ancora oggi la Uiltec Lazio che è guidata da Fabio Ricchiuto, sindacalista che da anni conosce la realtà delle ceramiche civitoniche è che ha il polso della situazione. “Come sindacato non possiamo non registrare che è inaccettabile che si debba pagare per andare al lavoro. La maggior parte dei lavoratori sono vaccinati, è vero, e nelle ceramiche di Civita non ci sono stati episodi di dipendenti allontanati. Tuttavia bisogna capire anche come essere di supporto verso questi lavoratori non vaccinati: come Uiltec crediamo che le imprese debbano fare un sacrificio in più per evitare rotture che non fanno bene a nessuno specialmente in un periodo come questo con le ceramiche che hanno lavoro e ordini in abbondanza e c’è bisogno di produrre. Coinvolgiamo tutti prevedendo il pagamento dei tamponi in questa fase di transizione”.

 


 

Ricchiuto dà atto alle imprese “di essersi fatte carico di costi e competenze comunque onerose per il controllo dei certificati”, ma anche perché in questo frangente rallentare, con la domanda di prodotti che aumenta sempre di più, “non sarebbe conveniente per nessuno”, chiede agli imprenditori di rivedere la loro posizione che di fatto ha sposato quella presa a livello dalle associazioni di categoria e dal governo. “In fin dei conti - ricorda Ricchiuto - quando si doveva ripartire dopo la chiusura per il lockdown le aziende si fecero carico addirittura dei tamponi molecolari e dei test seriologici perché in quel momento la priorità era tornare a produrre. Oggi che c’è tutta questa domanda è comunque poco conveniente per tutti rallentare per non venire incontro a una parte, seppur minoritaria, di lavoratori".