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Viterbo, gestione rifiuti e lavori nel lungomare. Chiesto il rinvio a giudizio per il sindaco di Montalto di Castro Sergio Caci

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Montalto di Castro, dall’abuso d’ufficio alla turbativa d’asta, dal concorso in truffa ai danni dello Stato alla frode nelle pubbliche forniture, dal peculato al falso ideologico.  Accuse pesantissime quelle mosse a vario titolo dalla Procura della Repubblica di Civitavecchia (pubblico ministero Alessandro Gentile) al sindaco e all’assessore ai lavori pubblici di Montalto di Castro, Sergio Caci e Giovanni Corona, ad alcuni funzionari dell’amministrazione e ai rappresentanti legali di quattro società: Energeticambiente, Aimeri Ambiente, Ditta Lanzi e Consorzio Comonsi. In tutto 18 persone che stamattina compariranno davanti al gup Paola Petti, chiamato a decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio formulata appunto dal sostituto procuratore Alessandro Gentile.

 

 

Al centro del procedimento i lavori eseguiti sul lungomare Harmine e la gestione del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Si parla di fatti risalenti agli anni 2016 e 2017, quando la Procura - a quanto pare in seguito alla presentazione di alcuni esposti anonimi - avviò una capillare attività investigativa, culminata nel 2018 con l’emissione degli avvisi di garanzia.  Tra intercettazioni telefoniche e ambientali, finì in mano degli inquirenti una vera mole di documenti, che convinsero il pm a circostanziare le varie ipotesi di reato e a chiedere l’incriminazione, oltre che delle quattro ditte private, dei vertici politici e amministrativi del Comune montaltese.
In particolare, per quanto riguarda la gestione del ciclo dei rifiuti, prima sono finite sotto la lente la proroghe accordate al concessionario al termine dei tre anni di appalto e successivamente è stato acceso un faro sul bando per l’affidamento del nuovo servizio. In quest’ultimo caso, come si legge nella richiesta di rinvio a giudizio, sarebbero stati monitorati diversi incontri tra lo stesso Caci e Corona e i responsabili delle aziende del settore finalizzati, secondo il pm, “a concordare il contenuto del futuro bando”. In questo contesto, sarebbero emerse tra l’altro trattative per l’assunzione di personale, da cui è derivata l’accusa di peculato. 

 

Relativamente ai lavori sul lungomare Harmine, secondo la Procura sarebbe stato utilizzato materiale di qualità inferiore da quella prevista dal bando. Soprattutto, sarebbero stati utilizzati lastroni di diverso spessore, “così creando difformità nella pavimentazione, nonché il loro progressivo distacco, cagionando al Comune un danno patrimoniale quantificabile in 44 mila euro”.
Da parte loro, i funzionari del Comune finiti nel mirino si sarebbero prestati ad avallare la volontà politica con alcuni precisi atti amministrativi che secondo la Procura non lasciano spazio a dubbi di alcun tipo. All’interno delle carte anche alcune anomalie relative alla gestione del canile municipale.