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Viterbo. rifiuti. La discarica di Monterazzano rischia di scoppiare

Massimiliano Conti 
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Viterbo pattumiera del Lazio. La determina che prevede la sopraelevazione dell’invaso Vt3 (discarica Le Fornaci di Monterazzano) fino a 600 mila metri cubi, e che condanna il capoluogo della Tuscia, è stata firmata dal dirigente regionale del settore ambiente Vito Consoli il 27 settembre scorso. Una determina di cui sfugge la ratio, dal momento che la stessa Regione in prima istanza aveva negato alla Ecologia Viterbo quella stessa volumetria, riducendola ai 275 mila già concessi, e in parte utilizzati a causa dei continui conferimenti a Viterbo di tutta la monnezza romana e laziale a cui abbiamo assistito in questi mesi di emergenza. 

 

Tanto più la ratio sfugge perché il Tar, a cui la Ecologia Viterbo si era rivolta per contestare la riduzione, aveva dato torto alla società. E allora come mai la Regione decide improvvisamente di sconfessare se stessa, per di più con una semplice determina dirigenziale senza nemmeno avviare una procedura di valutazione di impatto ambientale (Via)? Mistero. In attesa che da Roma arrivino risposte (sempre che l’ultima provincia dell’impero meriti di averle), Viterbo potrà consolarsi con l'aumento dei costi di ristoro che gli Ato deficitari - come quello di Roma che, non avendo discariche disponibili sul proprio territorio, spedisce la sua monnezza altrove - dovranno corrispondere a quelli virtuosi. E oggi come oggi, con la chiusura anche della discarica di Civitavecchia, l’unica provincia virtuosa, cioè autosufficiente in materia di smaltimento dei rifiuti, è proprio quella di Viterbo. Ben magra consolazione. Tanto più che questa maggiorazione dei costi è prevista soltanto dal 1° gennaio 2022. Fino ad allora il capoluogo della Tuscia continuerà ad essere risarcito per la servitù con le vecchie tariffe. Ma in base a quale principio, una provincia virtuosa, che in questi anni si è già fatta carico dei rifiuti reatini, deve accollarsi tutta la spazzatura laziale con il rischio, oggi più che mai concreto, di veder esaurita a breve la propria discarica? Il principio è contenuto nel piano regionale dei rifiuti approvato nell’agosto 2020 dal consiglio della Pisana, o meglio in un emendamento presentato dal consigliere regionale viterbese Enrico Panunzi, allora presidente della commissione rifiuti e urbanistica. Il piano prevede infatti che “in caso di coerenza impiantistica, in attesa dell’autosufficienza di Ato, l’Ato deficitario può utilizzare impianti presenti in altri Ato, fermo restando il principio di prossimità e per un periodo massimo di trentasei mesi”. Lo stesso emendamento di Panunzi prevedeva anche l’aggravio dei costi per le province meno virtuose. O meglio che “l’Ato deficitario dovrà corrispondere all’Ato che si farà carico dei rifiuti un incremento di costo. Tale incremento - spiegava Panunzi sulla stampa all’indomani dell'approvazione - tenendo conto di ragionevoli tempi di adeguamento, sarà applicato dal 1 gennaio 2022 in termini del 5%, progressivamente in aumento di pari misura ogni anno”. 

 

Infine, va chiarito che i 600 mila metri cubi concessi il 27 settembre dalla Regione a Ecologia Viterbo sono comprensivi dei 275 mila già autorizzati. Quindi l’aumento di fatto ammonta “solo” a 325 mila metri cubi. Considerando che da ottobre 2019 a oggi Monterazzano ha smaltito quasi 200 mila tonnellate (in forza dei conferimenti extraviterbesi), lo spettro dell’esaurimento delle Fornaci, ai ritmi attuali, è più vicino di quanto si pensi.