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Viterbo, vino. Ad Acquapendente si punta sull'uva greca puntinata per ottenere uno spumante

A. S. 
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“Finalmente il settore della viticoltura locale inizia ad incamminarsi verso un futuro più roseo”. Lo annuncia con orgoglio il direttore della Riserva naturale Monte Rufeno, Massimo Bedini, nel pomeriggio tematico organizzato presso il chiostro di San Francesco insieme all’Agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura del Lazio ed il Centro di viticoltura enologia laboratorio di Velletri. Primo passo aver rintracciato nel terreno di via Valtieri, di proprietà Alvio Fusi, un vitigno di uva greca puntinata. Punto di partenza come annunciato dallo stesso Bedini per allargare a macchia d’olio un progetto “che possa riportare il settore ai mitici anni ’60, quando cioè i prodotti finali facevano bella mostra nelle caratteristiche trattorie romane ed allo stesso tempo, venivano trasportate lungo la linea ferroviaria di Orvieto, per raggiungere il nord Italia”. 

 

Una nuova era contrassegnata da genuinità e tipicità strettamente biologica “come richiede il marchio Natura in Campo della Regione Lazio, diventato ormai fedele amico di circa 20 aziende locali che, con la richiesta di rinnovo, - spiega Bedini -, confermeranno la volontà di proseguire lungo un percorso agricolo in grado di presentare prodotti di qualità ma soprattutto totalmente naturali”. Spetta ai dottori Giovanni Pica dell’Arsial e Domenico Tiberi, Valentina Iacoponi, Giorgio Casadei, Giorgio Colatosti, Paolo Pietromachi del Crea di Velletri, illustrare cosa succede nel terreno di Alvio Fusi, alla scoperta “di un vitigno di uva greca puntinata localmente chiamato greco. Chicchi allevati su sostegno morto a doppio palo incrociato, oppure su palo di castagno con pioli posti a croce sfalsata, localmente detto ‘mollon’”. Le prove enologiche hanno evidenziato caratteristiche di un vino che ‘presenta interessanti attitudini per trasformarsi in spumante’. Il quadro analitico sensoriale evidenzia infatti profumi leggeri ed eleganti di sentori floreali e fruttati, con nette percezioni al gusto di buona acidità e sapidità”. 

 

 

“Il contenuto grado alcolico - proseguono gli esperti -, contribuisce ad ipotizzarne una sua applicazione per la produzione di metodo classico o charmat. I vigneti aquesiani dal pedigree doc, verranno recuperati e valorizzati e non scompariranno seppur la diffusione di specialità commerciali ha creato un certo arretramento. Li salvaguarderemo ma, soprattutto, consentiremo di differenziare l’offerta enologica e di caratterizzarla. Alvio Fusi e tutti gli altri viticoltori locali, potranno affermarsi sui mercati nazionali ed internazionali con le loro produzioni autoctone”. 
Soddisfatta la neosindaca Alessandra Terrosi : “Davvero ottimo il lavoro svolto per divulgare questo nostro patrimonio. Non mi resta che spendere parole di merito per lo staff di Monte Rufeno che crede fermamente nel progetto Natura in Campo. Che lavora alacremente per la conservazi e c. Che allarga le proprie competenze. Oltre al riconoscimento scientifico arrivano quindi il mio e quello della giunta. Se la strada da percorrere è questa è quella giusta. E noi saremmo sempre a suo fianco”.