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Viterbo, saluto fascista nell'ufficio dell'ex vice sindaco di Tarquinia. Iniziato il processo a Jacopo Bonini: ecco le accuse

Beatrice Masci
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Vilipendio alla bandiera (articolo 292 del Codice penale): questa l’accusa che ha portato sul banco degli imputati Jacopo Bonini di Tarquinia, a processo per essersi fatto fotografare nell’atto di fare il saluto fascista con indosso la fascia tricolore, all’interno dell’ufficio dell’allora vice sindaco Manuel Catini (oggi consigliere comunale di opposizione). I fatti risalgono all’aprile 2018 e la prossima udienza, vedrà proprio Catini sul banco dei testimoni. Bonini è difeso dall’avvocato Andrea Miroli di Civitavecchia, che spiega come, nel corso della prima udienza, sia emerso il fatto che “Catini non fosse presente nell’ufficio al momento dello scatto”. La foto venne pubblicata sui social e scatenò le reazioni di molti. 

 

Il consigliere comunale Anselmo Ranucci chiese la convocazione urgente di un consiglio comunale per condannare politicamente il fatto. Intanto, però, era partita la denuncia d’ufficio, che lunedì è approdata in tribunale.  Il primo a salire sul banco dei testimoni è stato Jacopo Aldigeri, che ha spiegato: “Con Jacopo Bonini ci siamo incontrati casualmente nell’ufficio di Catini. Appena Manuel (Catini ndr) è uscito, ha indossato la fascia tricolore e mi ha chiesto di scattare le foto con il cellulare”. Nel corso della sua testimonianza Aldigeri ha spiegato che si era trattato di uno scherzo: “Jacopo ha indossato quella fascia e si è fatto scattare la foto in un gesto goliardico ma io non so dire altro. Mi sono limitato a scattare la foto con il suo cellulare”. 

 

In seguito, a salire sul banco dei testimoni è stato Anselmo Ranucci, il quale ha ribadito quanto dichiarato nel corso delle indagini: “Mi sono limitato a condannare il gesto compiuto all’interno della stanza del vice sindaco Catini. Ho oscurato il volto di Bonini. Ho ricevuto centinaia di messaggi di gente che protestava per l’episodio”. L’udienza è durata poco tempo ed è stata rinviata alla prossima udienza, quando sarà messa agli atti la testimonianza di Catini, nelle cui stanza si consumò l’ipotesi di reato: vilipendio alla bandiera italiana.