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Viterbo, Cobas in piazza contro morti sul lavoro e sfruttamento dei braccianti agricoli

Alessio De Parri
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Educatrici scolastiche, braccianti agricoli, vigili del fuoco, dipendenti delle Poste, operatori dei supermercati. Un blob di lavoratori che ieri mattina è sceso in piazza - prima di fronte alla Prefettura e poi in corteo fino alla sede di Unindustria - per rivendicare i propri diritti “calpestati ancor di più dopo lo scoppio della pandemia”. Una cinquantina i partecipanti al presidio viterbese nel giorno dello sciopero, indetto ieri a livello nazionale dai sindacati di base. Nel capoluogo c’erano Usb, Si Cobas, Cobas Scuola e Cobas Poste, uniti nel Comitato Tuscia in lotta, per protestare, inoltre, “contro il rincaro delle bollette e lo sblocco dei licenziamenti, per chiedere l’aumento salariale e combattere una sanità alla deriva”, affermano gli organizzatori. “Oggi siamo qui in piazza, per la prima volta con tutti i sindacati di base, per rivendicare i nostri diritti quotidiani che vengono ancor di più calpestati da quando c’è la pandemia - afferma Luca Paolocci (Usb) -. Lottiamo contro le morti sul lavoro, contro lo sfruttamento dei braccianti agricoli, in buona parte migranti senza diritti né permesso di soggiorno, che faticano 10 euro al giorno per 4 euro all’ora. Questo è l’inizio di un lungo percorso di lotta in cui anche i lavoratori viterbesi vogliono fare sentire forte la propria voce”.

“Nel post pandemia - interviene Elisa Bianchini, dell’Usb -, sono riemersi i problemi che avevamo già denunciato, tra cui i contratti precari, la mancanza di sicurezza sul lavoro, i salari insufficienti e, come se non bastasse, lo sblocco dei licenziamenti, annunciato dal Governo e in alcuni casi già attivato, che sta penalizzando oltremodo diverse categorie”. In piazza, come detto, anche una rappresentanza di lavoratori extracomunitari. “Parliamo di 500 braccianti che ogni giorno vengono sfruttati nelle campagne viterbesi - prosegue Bianchini -. Insieme a loro hanno partecipato allo sciopero anche le educatrici scolastiche, che chiedono al Comune di essere stabilizzate; i vigili del fuoco della compagnia di Viterbo, che protestano per la situazione in cui versa la nuova sede del comando e per la carenza dei mezzi di soccorso; i dipendenti delle Poste, dei supermercati e dei centri della grande distribuzione, che lamentano le condizioni di scarsa sicurezza in cui continuano a lavorare, senza contare i turni massacranti a cui vengono sottoposti”.

Pesa, infine, “anche la situazione disastrosa in cui versa la sanità locale - concludono gli organizzatori del presidio -, amplificata da quasi due anni di pandemia, con gli ospedali minori chiusi e gli unici ospedali della provincia sovraffollati. Tutto ciò non deve certo essere fonte di depressione e avvilimento, ma solo analisi dell’attualità in cui viviamo, per uscirne più consapevoli e compatti nel portare avanti le lotte. E in tal senso anche Viterbo può dare un esempio vincente”.