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Viterbo, elezioni comunali: dalle urne emergono partiti più deboli

E. C.
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Tranne la Lega, stordita dall’entità della sconfitta patita dal senatore Umberto Fusco a Vitorchiano, come sempre hanno tutti vinto. Così sostengono Forza Italia, che esulta in particolare per il risultato di Vetralla; il Pd, a cui non sembra vero di aver riconquistato Montefiascone; e FdI, che elegge consiglieri comunali in tutti i paesi. 
Un’analisi approfondita del voto - sebbene ostica per la presenza di tanti candidati inclini a passare da un partito all’altro e perciò non collocabili in maniera univoca - mette in luce in realtà problemi in tutte le forze politiche che raccontano una storia assai diversa da quella narrata dalle segreterie provinciali.

 

Sicuramente, il dato più significativo della tornata è la riaffermazione del centrodestra a Vetralla, ma va ricordato che la candidatura di Aquilani, è avvenuta, ad eccezione della Lega, in contrasto con i vertici provinciali, e infatti FI avrebbe voluto puntare su Dario Bacocco e FdI su Giulio Zelli. Nel mezzo non sono mancati inciuci tra FI e la sinistra, salvo rientrare tutti nei ranghi di fronte alla determinazione di Aquilani a non farsi da parte. Di contro, il Pd, dopo aver tramato con gli azzurri, si è trovato invischiato nell’“affaire” Tosini, uscendo devastato a livello politico dalla conseguente decisione di Passione civile di correre da sola e dall’inevitabile scelta dei moderati di appoggiare Aquilani. L’esito di tutto ciò è stato drammatico: il Pd a Vetralla arriva infatti ai minimi storici (1.652 voti).
C’è poi il caso Montefiascone, dove l’asse Pd-civici-grillini prende il Comune (circostanza che gli permette di compensare, quasi, la perdita di Vetralla) grazie agli errori di un centrodestra prigioniero dei ras del territorio (leggasi Paolini e Leonardi, i quali stavolta non sono però riusciti ad entrare in Consiglio), che le segreterie provinciali non sono state in grado di fronteggiare, e alla presenza in lista dei renziani Renato Trapè e Carla Mancini e dei transfughi della Lega Angelo Merlo e Claudia Roscani. 
Forza Italia e FdI in compenso possono consolarsi con Canino, sottratto a Lina Novelli del Pd, ma il merito, lungi dall’essere il loro, va attribuito alla candidatura civica di Andrea Amici (956 preferenze), che ha sottratto alla sindaca uscente centinaia di voti di area moderata. Scenario opposto a Orte, dove vince il centrosinistra di Dino Primieri (1.580 voti), ma solo grazie alla spaccatura del centrodestra (Angelo Giuliani 1.377 voti e Giuseppe Fraticelli di Forza Italia 1.159). Per dare un’idea della debolezza dei vincitori basti pensare che alle precedenti elezioni Primieri e il Pd (separati) ottennero circa il doppio dei voti attuali e che il centrodestra oggi migliora il risultati di allora pur con 600 votanti in meno

 

Senza entrare nelle dinamiche localistiche di Vasanello - le quali consegnano un risultato che nel centrodestra premia solo Fratelli d’Italia e nel centrosinistra mette in luce una crisi ancora più grave di quanto si potesse immaginare - è a Fabrica di Roma che si mostrano in maniera plastica tutte le contraddizioni che vivono i partiti e le debolezze delle segreterie provinciali. Vince infatti una lista civica - così la definisce il nuovo sindaco, l’ex democristiano Claudio Ricci - con all’interno molto centro, qualche pezzo di sinistra e qualche pezzo di destra. Fuori Scarnati, per anni punto di riferimento di Forza Italia, e festa finita a ben vedere anche per la sinistra, incapace di mettere in pista un progetto autonomo.