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Viterbo, cinghiali. Si moltiplicano gli avvistamenti. Da via Genova all'Ellera rischi per le auto

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Mattia Ugolini
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La fauna selvatica divide i viterbesi. Qualcuno non ne può più e ne chiede l’abbattimento in massa, a qualcun altro non creano fastidio. Fatto sta che ormai, da più di un anno, gli animali hanno migrato in massa verso le porte della città, spingendosi anche oltre la periferia. Stando alle diverse segnalazioni, gli incontri più frequenti - e pericolosi - si hanno a Via Genova in prossimità dell’imbocco del Raccordino. In quel punto le macchine, soprattutto la sera (ovvero quando i cinghiali escono per muoversi o cercare cibo), vanno a velocità importanti, aumentando il rischio di incidenti. Gli altri quartieri frequentati dalla specie sono il Paradiso, i Cappuccini, il Murialdo e l’Ellera.

 

La famiglia più “conosciuta” è quella dell’Arcionello: scrofa, padre e 5 figli, e tra poco arriverà anche la seconda cucciolata. Non è difficile scorgerli mentre cercano cibo alla rotonda di Via Genova, a volte qualcuno si ferma per filmarli, dargli da mangiare o, addirittura, accarezzarli. C’è da dirlo, non sono certamente aggressivi, dato che ormai sono abituati al contatto con l’uomo. Tuttavia, quando scorrazzano per la strada e sbucano fuori dai cespugli, qualche pericolo lo creano. Capita spesso, purtroppo, che qualcuno non riesca a schivarli, ferendoli o uccidendoli. L’ultimo la settimana scorsa, investito ed ucciso in strada Cocullo.

 

Le segnalazioni arrivano sempre dalle stesse zone: Paradiso, Ellera e Cappuccini. Nelle ultime ore, l’insofferenza dei cittadini è cresciuta notevolmente a causa della nota della Regione Lazio, preoccupata dal vertiginoso aumento di casi di peste suina africana nel nostro Paese. “È consigliato - si legge nella nota - di mantenere l’attenzione dimostrata in relazione alla possibilità di trovare cinghiali morti (anche a seguito di incidente stradale) ovvero abbattuti ma che mostravano ante mortem comportamenti anomali di qualsiasi tipo, così da segnalarli alle competenti autorità”. E’ poi raccomandato “altresì di segnalare il ritrovamento di carcasse parzialmente predate (lo stato di infezione aumenta la probabilità di predazione) o putrefatte, in quanto il virus sopravvive alla completa decomposizione dell’ospite rendendo quindi sempre possibile una diagnosi di laboratorio”. Ma dal Comune, per il momento, tutto tace.