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Viterbo, elezioni. Al voto 82 mila cittadini in 20 comuni

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Ogni elezione ha le sue miserie (umane), ma il degrado della politica toccato in questa tornata ha decisamente superato il livello di guardia. Trasversalismi di ogni razza, opportunismi e guerre tra bande l’hanno fatta da padroni sin dalla formazione delle liste in un crescendo di polemiche e colpi bassi che consegnano agli elettori, oggi e domani, un quadro frammentato, senza punti di riferimento certi, né, nella maggior parte dei casi, possibilità di pronostico. In tutto, in 20 comuni, sono chiamati a votare 82.268 cittadini, di cui 40.246 uomini e 42.022 donne.

 

 

Attenzione rivolta in modo particolare a Vetralla e Montefiascone, i due comuni più grandi, e a seguire a Soriano, Orte, Fabrica di Roma, Caprarola, Acquapendente, Canino, Vitorchiano e Bassano Romano. A Vetralla e Montefiascone è andato in scena il meglio (o il peggio, ma tanto è la stessa cosa) di un teatro di stampo beckettiano che - sarà interessante capirlo dall’affluenza alle urne - ha disgustato i cittadini e allarmato le segreterie provinciali dei partiti, apparse in evidente deficit di leadership politica. Partiti che in effetti si giocano quasi tutti, alla luce dei verdetti che usciranno fuori dalle urne, credibilità e solidità in vista dei futuri appuntamenti, a cominciare da quello, a fine anno, rappresentato dal rinnovo della Provincia.

 

Si sono visti accordi dell’ultima ora tra candidati che si erano fino a quel momento dileggiati sui social e sui mezzi di informazione (a Vetralla vedi la lista Aquilani o, peggio ancora, a Montefiascone quella di Danti, oltre a quella della stessa De Santis); passaggi di persone da una parte all’altra manco la militanza politica fosse davvero diventata (ma forse lo è sempre stata) una barca su cui salire per tirare a campare; candidature di soliti noti, che, in nome di una strenua resistenza al vento dei tempi che cambiano, si sono coalizzati dopo essersi ferocemente combattuti; e infine, prima volta a Viterbo, e probabilmente anche caso rarissimo a livello nazionale e internazionale, si è assistito anche alla discesa in campo di un candidato (Flaminia Tosini del Pd) che tra qualche settimana andrà a processo per corruzione e turbativa d’asta in qualità di ex dirigente del settore ambiente della Regione. Ogni partito, come detto, si gioca un pezzo del proprio futuro.

 

 

Quantomeno se lo giocano le leadership. Così è per Forza Italia, alle prese con fughe e conversioni di tanti militanti, cosa non affatto bella se si pensa che tra un anno e mezzo, con la figura di Berlusconi sempre più distante, si tornerà a votare per il Comune capoluogo, la Regione e il Parlamento; per la Lega, che sente il fiato sul collo di Fratelli d’Italia e teme di pagare l’offuscamento dell’immagine di Salvini; per il Pd, incapace a rimettere in piedi una vera coalizione di centrosinistra (tanto è vero che sono stati fatti scappare anche i moderati); e il M5S, che nella Tuscia non è riuscito ancora a dotarsi di un minimo di organizzazione.
E’ vero che le elezioni comunali, a causa delle dinamiche localistiche che entrano in ballo, sono tutta un’altra partita rispetto alle altre elezioni, ma è anche vero che, per i giochi di potere interni alle forze politiche, rappresentano un banco di prova decisivo.