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Viterbo, braccianti tutto il giorno nei campi. Il dossier scioccante: 3 euro l'ora e 2 per raccogliere un quintale di patate

Mattia Ugolini
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Braccianti, il 20% i nella Tuscia lavora anche più di 12 ore al giorno ed il 14% lo fa sette giorni su sette. A volte, la paga sarebbe anche inferiore ai 35 euro al giorno. Questo l’inquietante quadro emerso dall’inchiesta dell’Usb, l’Unione Sindacale di Base. Venerdì, Elisa Bianchini, Luca Paolocci, Souleimane Kouyate e Stefano Giannandrea hanno esposto presso il circolo Arci di Pianoscarano i risultati dell’indagine, che saranno elencati dettagliatamente all’interno del libro “Terra Totale”, edito da Ghaleb e scritto da Bianchini e Paolocci insieme al docente dell’Unitus Massimo Cecchini e l’esponente di Medicina Democratica Marco Spezia.

 

“Abbiamo diffuso in tutta la Tuscia - ha spiegato Bianchini - un questionario anonimo attraverso il quale i braccianti hanno evidenziato le condizioni di lavoro a cui sono sottoposti. Sia per quel che riguarda la stipulazione del contratto, sia in merito alle norme relative a salute e sicurezza”. Secondo il sindacato, “almeno l’80% dei datori non rispettano le paghe sindacali e l’orario massimo giornaliero”. Questi, infatti, verrebbero segnati con contratti minimi di 10 ore settimanali o 102 giornate in due anni ma, in realtà, una giornata di lavoro corrisponderebbe a 10 ore, nel migliore dei casi. Perché, come ha poi proseguito Bianchini, “nella Tuscia il 72% dei braccianti dichiara di lavorare più di 8 ore al giorno. Fra questi, inoltre, poco meno del 20% rimane sui campi per più di 12 ore”. Ma non è finita qua: “Più del 30% dei braccianti ha dichiarato di ricevere solo una parte dello stipendio su conto corrente. Il resto gli viene consegnato in contanti, normalmente a fine giornata. Le giornate lavorative arrivano fino a 14 ore al giorno, per una paga media pari a 3 euro l’ora. Per non parlare dei braccianti pagati a cottimo: 4 euro ogni 300 chili di pomodori e 2 euro ogni quintale di patate. In questi casi il lavoro è per il 70% in nero, con pagamenti a fine giornata in contanti, ma solo se viene raggiunto il minimo stabilito.

 

A non essere rispettato, poi, sarebbe anche il diritto al riposo: “L’88% dei braccianti lavora per più di cinque giorni a settimana, di cui il 14% 7 su 7. Il diritto al riposo garantito per legge - afferma la sindacalista - non viene minimamente osservato sia per lo stacco di 11 ore fra un turno e il successivo sia per il riposo cumulativo di 24 ore”. Infine, non manca neanche il famigerato “gender salary gap”, ossia la differenza di pagamento tra uomini e donne. Le donne, stando a quanto raccolto dall’Usb, “verrebbero pagate tra il 20 e il 30% in meno rispetto agli uomini, a parità di livello e mansione svolta”. Come noto, la maggioranza dei braccianti agricoli che operano nel Viterbese è straniera: extracomunitari con il permesso di soggiorno. Persone che, purtroppo, risultano essere quasi invisibile poiché difficili da tracciare data la volatilità della loro manodopera.