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Viterbo, 118. Oltre 100 operatori temono di perdere il posto “I concorsi non ci tutelano”

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Massimiliano Conti
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In provincia di Viterbo sono oltre cento, 1400 in totale nel Lazio, e rischiano il posto di lavoro.  Sono gli operatori del 118 che da anni attendono di essere assunti dall’Ares e che invece continuano a lavorare alle dipendenze delle varie società private che gestiscono in appalto il servizio di emergenza. Società che, in alcuni casi, hanno già chiuso le proprie postazioni mandando a spasso il personale: infatti è successo di recente a Roma. Il 22 settembre scorso una folta rappresentanza di questi operatori - infermieri, autisti e barellieri - ha manifestato in piazza della Repubblica a Roma contro i concorsi che la Regione Lazio sta bandendo per reinternalizzare tutto il personale del 118. Il problema è che questi concorsi non prevedono, per gli operatori già da anni impegnati sulle ambulanze, in particolare nel periodo dell’emergenza Covid, una “corsia preferenziale”, ovvero un punteggio aggiuntivo rispetto agli altri candidati. 

 

La prima doccia gelata era arrivata nel novembre 2019 con il bando indetto dall’Ares per il reclutamento di 138 posti da autista. Bando che avrebbe dovuto rappresentare il primo passo di quel processo di internalizzazione dei servizi e delle risorse umane del 118 sancito nel giugno presente dall’accordo tra Regione e Ares da una parte, sindacati confederali dall’altra. 
“Quella selezione, contrariamente alle aspettative dei lavoratori che operavano nel settore da anni - spiega il sindacato autonomo Confail - oltre ad escludere dalla partecipazione operatori con tutta l’esperienza e le capacità necessarie per intervenire nel soccorso sanitario, presentava requisiti di ammissione così vaghi da poter allargare le maglie ad autisti che non avevano mai guidato un'ambulanza in vita propria, bensì furgoni e camion. Devono sapere questi signori che un’ambulanza non trasporta patate ma persone che hanno bisogno di aiuto, e gli operatori sanitari mentre si guida danno assistenza al paziente”.

 

Secondo la Confail, e anche secondo la Cgil Fp, una soluzione per arrivare a una corretta internalizzazione dell’azienda ci sarebbe: dare la possibilità di accedere alle selezioni a chi in questi anni ha garantito il servizio operando per soggetti privati in appalto. Sul già citato concorso per gli autisti si è però imboccata una strada diversa, tanto che oggi ci sono circa una sessantina di ricorsi. 
“E oggi ci ritroviamo autisti - sottolineano dalla Confail - che non sanno la differenza tra un aspiratore ed un respiratore. Lavorare nell’emergenza richiede una formazione specifica che questo personale che lavora con le private già ha acquisito” .
Da parte sua, l’assessore regionale alla sanità Alessio D’Amato, intervenendo sul problema nella trasmissione di La7 L’aria che tira, ha ribadito la necessità dei concorsi, passaggio per legge inevitabile se si vuole accedere al posto pubblico: “Finora abbiamo assunto 5.800 persone ma non si può pensare di passare in maniera diretta in una Asl, al servizio sanitario nazionale o nella pubblica amministrazione senza una procedura ad evidenza pubblica. Bisogna fare i concorsi'”, ha detto D’Amato rispondendo in diretta agli operatori che stavano partecipando al presidio organizzato dalla Confail a Roma.