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Viterbo, spara alla moglie poi si uccide. L'ombra del movente economico sulla tragedia di Castel Sant'Elia | Foto

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Ha freddato la moglie con un colpo di fucile al petto, poi si è ucciso sparandosi alla gola con la stessa arma. Tutto sotto gli occhi della figlia ventenne che sarebbe stata a sua volta minacciata dal padre.  La tragedia nella tarda serata di sabato 25 settembre in un casale in località Pianavella. La vittima, Anna Cupelloni, aveva 57 anni ed era nata a Nepi. Il marito, Ciriaco Pigliaru, 65, era originario della Sardegna. All’interno della coppia - erano separati da tempo e vivevano in due case diverse - sembra che vi fossero vari contenzioni di carattere economico.

 


L’allarme è scattato intorno alle 20.30 di sabato, quando alla centrale dei carabinieri della Compagnia di Civita Castellana è arrivata la drammatica telefonata della figlia più grande che aveva assistito alla scena. Nel casale si sono precipitati i carabinieri, che però, al loro arrivo, non hanno potuto che prendere atto di quanto accaduto. La donna, secondo i primi rilievi e la testimonianza della figlia, sarebbe stata uccisa con un unico colpo. Così come unico sarebbe stato il colpo che il marito si è sparato. Per accertare l’esatta dinamica dell’omicidio-suicidio dovranno comunque essere eseguiti degli ulteriori accertamenti medico-legali. Sul posto, poco dopo l’arrivo dei militari, si sono portati anche i sanitari del 118.
Nel casale viveva ormai da tempo la donna, che vi si era trasferita in seguito alla crisi matrimoniale. In precedenza, la coppia abitava in una bella villa nella zona residenziale di Rio Vicano a Castel Sant’Elia. Lì era rimasto a vivere Ciriaco Pigliaru, allevatore e pastore che aveva comprato a Nepi una tabaccheria per la famiglia. Sabato sera sarebbe partito proprio da Nepi alla volta dell’abitazione della moglie con il fucile nell’auto. 

 


Sull’arma sono in corso verifiche per capire come se la sia procurata. Da ciò che filtra dopo le prime indagini apparterrebbe a un conoscente che abita nella zona. Infatti, lui non aveva mai denunciato possesso di pistole o fucili, né aveva il porto d’armi. Sono in corso approfondimenti da parte dei carabinieri per capire se l’aveva rubata, ottenuta in prestito o se invece se n’era impossessato con la forza.
Fatto sta che una volta arrivato nel casale ristrutturato - che per la precisione di trova lungo la strada che conduce a Fabrica di Roma - ha puntato il fucile contro la moglie sparandole da distanza ravvicinata. Poi avrebbe minacciato - come detto, la dinamica non è ancora chiara - addirittura la figlia, contro la quale, tuttavia rimasta illesa, potrebbe anche aver cercato di far fuoco. Dopodiché avrebbe appoggiato la canna al mento uccidendosi.
Naturalmente, ora si indaga sul movente, ovvero si cerca di capire se si è trattato di un delitto premeditato, come tutto lascia intendere, o se la tragedia sia stata l’epilogo dell’ennesima lite. Sicuramente, non aveva mai accettato l’allontanamento della moglie e a complicare la situazione sarebbero poi intervenute questioni di carattere patrimoniale. La pensano così alcuni conoscenti, che, avendo raccolto le sue confidenze negli ultimi mesi, descrivono l’uomo in preda a un forte risentimento verso la donna, e una delle figlie, proprio per vicende di carattere economico. Da notare, che la famiglia sotto questo aspetto non se la passava affatto male: grazie all’attività di allevamento e pastorizia svolta per decenni l’omicida aveva infatti messo insieme una discreta fortuna. Come dimostra l’acquisto della tabaccheria a Nepi per le figlie.
Soldi, terreni e proprietà di altra natura una volta che la coppia è entrata in crisi sarebbero stati insomma al centro di una vera contesa familiare. E questo spiegherebbe anche meglio l’ipotesi del delitto premeditato.