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Viterbo, biodigestore. Il comitato per il no annuncia il ricorso al Tar

M. C.
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Proporrà agli altri soci la strada del ricorso al Tar, l’imprenditore Giovanni Iannacco, presidente del Comitato per il no al biodigestore all’Acquarossa, dopo che la conferenza dei servizi giovedì scorso ha dato parere favorevole all’impianto, previo rispetto da parte della società proponente, la Biometano Tuscia, di alcune prescrizioni. “Speravamo quantomeno in un rinvio della conferenza dei servizi, dopo tutte le rimostranze e contestazioni sollevate da più parti”, confida Iannacco al Corriere, non nascondendo la propria delusione e amarezza per la posizione assunta dal Comune, che con il dirigente dell’urbanistica Stefano Peruzzo ha espresso parere favorevole. 

 


“Sappiamo benissimo che le autorizzazioni a questo tipo di impianti sono di competenza regionale – continua il presidente del Comitato – ma da parte del Comune su cui ricade il terreno che ospiterà il biodigestore ci aspettavamo un atteggiamento diverso. Ci aspettavamo che l’amministrazione contrastasse maggiormente l’impianto, a maggior ragione dopo l’ordine del giorno, approvato sia dalla maggioranza che dall’apposizione, con cui il consiglio comunale si era espresso negativamente. Di fronte a pareri tecnici favorevoli (quello del dirigente dell'urbanistica, ma anche quello, precedente, del dirigente del settore ambiente Eugenio Monaco, ndr), e di fronte all’accettazione delle prescrizioni da parte della società proponente, anche il tecnico della Provincia non ha potuto fare altro che dare il proprio nulla osta”. Le prescrizioni. Nessuno, nemmeno Iannacco, ha ancora preso visione del verbale della seduta, ma si sa che la Biometano Tuscia si è impegnata a ripristinare lo stato dei luoghi una volta che l'impianto sarà dismesso, e ad accollarsi le spese di realizzazione della condotta che immetterà il gas prodotto dal biodigestore alla rete metanifera. Inoltre è previsto anche il controllo costante delle emissioni di gas in atmosfera: “Sappiamo che durante la seduta è stato chiesto alla società di integrare in tempo reale la documentazione mancante, tra cui il computo di ripristino dei luoghi e la planimetria del tracciato di collegamento alla rete”, sottolinea Iannacco, che a breve riunirà i soci del comitato per valutare le prossime mosse. “Proporrò un ricorso al Tar – anticipa l'imprenditore -. Intanto continueremo a raccogliere firme, anche tra i cittadini. Finora ne abbiamo già 500: la nostra battaglia non si ferma”.

 

Da parte sua la capogruppo di Viterbo 2020 Chiara Frontini, che in queste settimane era scesa a fianco del comitato, alza bandiera bianca: “Di fronte a un via libera definitivo da parte della conferenza dei servizi c’è ben poco da fare. Il problema a questo punto, al di là dei singoli progetti che possono essere anche legittimi, è tutto politico: bisogna decidere cosa vogliamo fare di questa provincia. Se vogliamo trasformarla nel distretto della monnezza, tra scorie nucleari, rifiuti romani, biodigestori e quant'altro, oppure se vogliamo finalmente puntare sul turismo e su un agricoltura tipica e sostenibile. E’ giunta forse l'ora di uscire dall'ottica dell'urgenza per adottare quella della pianificazione, decidendo a monte dove, quanti e quali impianti possiamo ospitare nel nostro territorio”.