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Viterbo, nocciole. I produttori: "Non siamo noi a mettere a rischio l'ambiente"

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Alfredo Parroccini
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Sulla questione ambientale e della coltivazione della nocciola il Comitato No Imu Agricola vuole esprimere pubblicamente le proprie posizioni e convinzioni. Ha deciso di compiere questo passo scrivendo una lettera al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. Nella missiva gli imprenditori agricoli scrivono: “Ci sentiamo costretti a rivolgerci a Lei, in quanto Governatore della Regione in cui viviamo e coltiviamo i nostri campi, a seguito di una serie continua e incessante di attacchi da parte di alcuni amministratori locali e soprattutto della governance del Biodistretto della Via Amerina che, nonostante le evidenze, insiste a scagliare anatemi contro i coltivatori di nocciole, colture per cui anche la Regione Lazio ha dato incentivi e che, secondo chi guida il Biodistretto, sarebbero le maggiori responsabili dell’inquinamento e del dissesto ambientale della Tuscia".

 

"Caro presidente Zingaretti, non c’è nulla di peggio del pensiero unico. Bene, è questo il caso dell’attuale leadership del Biodistretto della via Amerina - proseguono i nocciolicoltori - che, sostenuto da alcuni sodali, continua a denigrare la Tuscia affermando che la coltivazione delle nocciole sia responsabile di un drammatico, per quanto smentito da tutti i dati, inquinamento ambientale a causa dei fitofarmaci e dei diserbanti. Addirittura il presidente del Biodistretto è riuscito a mobilitare la redazione di Report e i reporter di alcune testate internazionali chiamandole a parlare dell’inquinamento legato alla coltivazione delle nocciole. Si parla in continuazione di sostanze chimiche e del glifosato legando questi prodotti alla nocciolicoltura. Eppure non c’è nessun dato analitico a conferma di questo teorema. Noi del Comitato No Imu abbiamo realizzato prelievi e relative analisi da due fossi nei pressi di Nepi e da una fontanella di acqua potabile. Nella acque analizzate ci sono batteri fecali e tensioattivi, frutto di inquinamento residenziale e di cattiva depurazione - proseguono -, nell’acqua di una fontanella pubblica a ridosso del pozzo comunale è invece presente una quantità elevata di arsenico, doppia rispetto ai limiti, e di floruri alti che rendono l’acqua non potabile".

 

"In nessun caso sono stati trovati residui di glifosato come espressa sull’ordinanza comunale. Perché allora continuare a sbraitare contro i produttori di nocciole? - concludono i nocciolicoltori -. Perché il presidente Crucianelli non parla di arsenico e depuratori che non funzionano? Altro che monocoltura, altro che fitofarmaci. I problemi per l’ambiente sono altri, diversi da quelli del pensiero unico del Biodistretto”.