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Viterbo, peculato. Assolta infermiera. Clamoroso scambio di auto

Valeria Terranova
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Assolta ieri mattina, martedì 21 settembre, un’infermiera di 54 anni che nel 2017 fu accusata di peculato. Stando alle ricostruzioni, la donna, dipendente dell’Adi (Assistenza domiciliare integrata) della Asl di Viterbo, in servizio a Orte, sarebbe tornata a casa per la pausa pranzo durante l’orario di lavoro utilizzando la Fiat Panda aziendale. A febbraio scorso l’operatrice sanitaria si era difesa fornendo la propria versione. “Io ho sempre lavorato con serietà - aveva affermato la 54enne in occasione della sua deposizione-. Quella non era l’auto che mi era stata assegnata. Hanno cercato di incastrarmi. Infatti, la macchina con cui vado a lavorare ha una targa diversa e quella che si sostiene fosse mia non lo è. Non ho mai guidato quell’automobile che è stata avvistata sotto casa mia. E poi, abitando vicino all’ospedale, per andare a prendere l’auto di servizio e viceversa, mi muovo a piedi”.

 

La 54enne, assistita dall’avvocato Roberto Alabiso, il quale fin dall’inizio della vicenda processuale ha sostenuto che fosse stata attenzionata l’auto sbagliata, rispondendo alle domande delle parti ha precisato che 4 anni fa, periodo di riferimento in cui si svolsero i fatti contestati, il parcheggio dell’ex ospedale da cui l’infermiera era solita partire e ritornare per depositare l’auto fosse incustodito. “Tutti possono entrare al Centro della Salute, prendere le chiavi delle auto che l’azienda mette a disposizione, perché sono riposte all’interno del poliambulatorio in una bacheca non sorvegliata. E’ tutto aperto - aveva proseguito l’infermiera –. Quindi, ripeto, chiunque può entrare, prendere le chiavi e fare ciò che gli pare. Anche un operatore proveniente, ad esempio, da Montefiascone”.

 

Nel corso dell’interrogatorio l’infermiera, visionando un fascicolo fotografico, non ha riconosciuto le immagini relative alla macchina, riferendo a tale proposito che quella ritratta nelle immagini fosse la strada parallela alla via in cui risiede e che quello riportato nella documentazione non fosse il veicolo di cui usufruiva. Inoltre, alcuni pazienti chiamati a testimoniare a riguardo hanno dichiarato che la donna svolgesse i suoi compiti in maniera opportuna, con puntualità. Alla fine della camera di consiglio, il collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini, accogliendo le istanze avanzate dal pm D’Arma e dalla difesa, ha assolto la donna.