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Viterbo, omicidio al centro di accoglienza di Orte. Chiesti 20 anni per Imade Robinson. Il suo avvocato: "Si è solo difeso"

Carabineri davanti all'albergo Carpe Diem di Orte

Valeria Terranova
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Slitta all’8 novembre la sentenza per Imade Robinson, il 22enne nigeriano accusato dell’omicidio del connazionale Eugene Moses, morto dopo essere stato accoltellato la sera del 14 giugno del 2020 al centro di prima accoglienza per rifugiati “Hotel Carpe Diem” a Orte. La pubblica accusa ha avanzato una istanza di condanna a 20 anni e il difensore ha ribadito ancora una volta che si trattò di legittima difesa. In apertura dell’udienza di ieri, lunedì 20 settembre, davanti alla Corte d’Assise presieduta dal giudice Eugenio Turco, con a latere il giudice Roberto Colonnello, è stato ascoltato il medico legale, il dottor Massimo Lancia. All’esperto che ha effettuato l’esame autoptico sul cadavere della vittima, il presidente ha voluto porre alcuni domande volte a chiarire determinati aspetti relativi alle lesioni e all’arma utilizzata dal 22enne.

 

“Per infliggere quel tipo di colpo non è necessario che venga impressa molta forza – ha spiegato lo specialista-, in quanto la lama è penetrata attraverso uno spazio intercostale, incontrando un tessuto molle, e ha così perforato il polmone, il pericardio arrivando a lesionare la parte dell’aorta toracica. La lama inoltre non era particolarmente affilata trattandosi di un coltello da cucina”. A seguire, l’imputato avrebbe voluto rilasciare spontanee dichiarazioni, ma sedutosi al cospetto della Corte si è sciolto in lacrime e non è riuscito a esprimersi, tanto da dover essere accompagnato e sorretto dagli agenti della polizia penitenziaria essendo anche caduto più volte lungo il tragitto verso la stanza blindata dove è stato fatto di nuovo accomodare. A questo proposito, il legale del 22enne, l’avvocato Pasquale D’Incecco, ha depositato il video dell’interrogatorio a cui il proprio assistito fu sottoposto nell’immediatezza del delitto e la richiesta del rito abbreviato avanzata preliminarmente al gip

 

 

Successivamente è toccato al pm Franco Pacifici, il quale nel corso della requisitoria, ha ripercorso la vicenda sottolineando alcune peculiarità. “Secondo la verità processuale, Moses aveva un temperamento particolare – ha affermato Pacifi-. Rivolgeva al Robison frasi come ‘tu sei più piccolo e quindi posso picchiarti’ da cui si evince un tentativo di sopraffazione nei confronti dell’imputato, che poco prima del delitto ascoltò una telefonata tra il Moses e un interlocutore sconosciuto a cui la vittima avrebbe commissionato un rito vudù a seguito del quale Robinson sarebbe deceduto in 3 giorni. Quello di Robinson è stato un atto d’impeto”. Al termine della requisitoria, il pubblico ministero ha chiesto 20 anni di reclusione e che vengano concesse al 22enne le attenuanti generiche.