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Viterbo, certificati anagrafici in tabaccheria e in edicola

Massimiliano Conti
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Certificati anagrafici in tabaccheria, in edicola o addirittura nello studio del proprio avvocato. Un servizio che esiste già in molte città italiane e che dall’anno prossimo potrebbe diventare realtà anche a Viterbo.  Ci sta lavorando da qualche settimana l’assessore ai servizi demografici Paolo Barbieri, che, nel recente rimpasto di giunta, ha ereditato la delega dalla compagna di partito (Fondazione di Santucci) Alessia Mancini. “Nelle prossime settimane – spiega Barbieri – incontrerò i rappresentanti dei tabaccai e degli edicolanti per illustrare loro la possibilità di attivare delle apposite convenzioni con il Comune”. L’obiettivo, alla luce delle polemiche e delle proteste dei cittadini, è snellire la macchina burocratica di Palazzo dei Priori, riducendo le file negli uffici dell’anagrafe e dei servizi demografici e alleggerendo il lavoro degli uffici, perennemente in affanno perché sotto organico. Se l’operazione andrà in porto, dal 2022 i viterbesi potranno farsi stampare un certificato di nascita o di residenza direttamente in edicola o in tabaccheria. 

 

Ma Barbieri punta anche agli studi legali: “Gli avvocati chiedono continuamente ai loro clienti questi certificati, che un domani potranno ottenere direttamente collegandosi al sistema informatico comunale”. E’ proprio sul sistema informatico che però casca l’asino. E’ stato da poco cambiato e il nuovo inizierà a funzionare a pieno regime solo il prossimo anno. Per questo serviranno dei mesi, che Barbieri conta di sfruttare proprio per raggiungere un’intesa con le categorie interessate. L’assessore vorrebbe anche eliminare le fastidiose tasse sui diritti di segreteria: “Parliamo di pochi centesimi a certificato, che però messi insieme oggi forniscono al Comune introiti per 12 mila euro l’anno, che verranno meno in bilancio”.

 

La prima grana che Barbieri si trova ad affrontare è però quella del rinnovo di migliaia di carte d’identità: la proroga alla scadenza dei documenti stabilita dal governo in piena emergenza Covid, per evitare il collasso di uffici chiusi o decimati dallo smart working, scade il 30 settembre, cioè fra meno di dieci giorni. Poco prima e subito dopo quella data all’anagrafe di via Garbini e negli uffici di piazza Fontana Grande si scatenerà inevitabilmente la ressa. “Il problema è che le macchine per la digitalizzazione (ovvero per stampare le nuove carte d’identità elettroniche, ndr) in possesso del Comune sono poche – spiega l’assessore -. Ne abbiamo chieste altre due che devono arrivare dal ministero ma ci sono dei ritardi. Senza questi apparecchi non possiamo rispondere in tempi brevi a tutte le richieste”.