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Viterbo, mancano i posti letto. Un paziente su quattro si cura fuori provincia

Massimiliano Conti
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Quasi un viterbese su quattro sceglie di curarsi fuori, o è costretto a farlo. Sono ancora una volta impietosi per la sanità provinciale i dati sulla cosiddetta migrazione sanitaria contenuti nell’ultimo rapporto sul benessere equo e sostenibile pubblicato nei giorni scorsi dall’Istat. Solo Rieti fa peggio di Viterbo: 32,8% di migranti ospedalieri contro il 22,8, a fronte di una media regionale di appena il 9,1. Numeri che trovano giustificazioni in altri numeri. Come per esempio quelli relativi ai posti letto. Nella provincia di Viterbo, come si può leggere nella Programmazione della rete ospedaliera 2021-2023 stilata a luglio dalla Regione Lazio, ci sono solo 2,53 posti letto ogni mille abitanti quando, in base al decreto 70 del 2015, dovrebbero essere 3,7. In totale i posti letto sono 897, così suddivisi: 51 di lunga degenza (tutti in strutture private convenzionate); 119 di riabilitazione (16 a Belcolle e 113 nelle strutture private); 687 posti per acuti (467 a Belcolle di cui 412 ordinari e il resto in day hospital, 90 all’ospedale di Tarquinia, 86 all’Andosilla di Civita Castellana, 40 ad Acquapendente, 44 nel privato). Nel piano regionale è previsto solo un incremento per 16 unità dei posti letto di terapia sub-intensiva a Belcolle.

Anche dal punto di vista della medicina specialistica a Viterbo il piatto piange: ci sono solo 21,6 medici specialisti ogni 10 mila abitanti, a fronte di una media regionale di 36,6. Nel Lazio il dato peggiore della Tuscia è solo quello di Frosinone, con 19,4 specialisti. Quanto ai posti letto per specialità ad elevata assistenza, nella nostra provincia sono 1,5 ogni 10 mila abitanti. La maglia nera regionale in questo caso spetta a Latina 1,3, mentre Viterbo è penultima in classifica. La media regionale è di 2,9. Numeri che incoronano ancora una volta la Tuscia Cenerentola del Lazio, con Roma che dal punto di vista sanitario continua a fare la parte del leone. Se poi si guarda alle classifiche nazionali, la provincia di Viterbo è da anni nei bassifondi per numero di pazienti che vanno a curarsi in altri territori. La situazione è in costante peggioramento: basti pensare che nel 2008 la mobilità passiva nella Tuscia superava di poco il 17%.

Per il sindacato autonomo degli infermieri Nursing Up non c'è purtroppo nulla di nuovo sotto il sole: “In questo territorio paghiamo anni di tagli indiscriminati alla sanità, ma anche scelte sbagliate a livello aziendale – dice il segretario Mario Perazzoni -. Il punto è che nella Asl di Viterbo non esiste meritocrazia, le nomine nei posti dirigenziali avvengono perlopiù in base a criteri di appartenenza politica. Le conseguenze le vediamo tutti: i viterbesi scelgono di curarsi fuori perché non si fidano della nostra sanità. E questo nonostante le professionalità e le competenze, sia tra il personale medico che infermieristico, non manchino. Il problema è che queste professionalità e competenze non sono quasi mai riconosciute, anzi spesso vengono mortificate. E il tutto avviene nel silenzio generale dei sindacati confederali”.