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Viterbo, omicidio Fedeli. Confermati 25 anni per Pang

Valeria Terranova
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La Corte d’Assise d’Appello ha confermato la condanna a 25 anni e mezzo di carcere per Michael Aaron Pang, l’ex grafico pubblicitario di 25 anni che il 3 maggio del 2019, intorno all’ora di pranzo, uccise con 11 colpi di sgabello il 74enne Norveo Fedeli nella sua boutique in via San Luca, nel cuore della città. Al termine della discussione e dopo una breve camera di consiglio, la sentenza di primo grado, emessa a dicembre del 2020 dalla Corte d’Assise del Tribunale di Viterbo, presieduta dal giudice Silvia Mattei, è stata interamente confermata senza alcuno sconto di pena, così come auspicato dal difensore dei familiari della vittima nei giorni scorsi.

“Siamo assolutamente soddisfatti, i miei assistiti sono usciti dall’aula in lacrime dopo aver ascoltato la lettura del dispositivo - ha commentato a caldo l’avvocato Fausto Barili, che rappresenta i parenti del commerciante viterbese -. Questo verdetto ha di fatto posto un sigillo indelebile su questa dolorosa vicenda e ha messo un punto definitivo soprattutto su tutte le congetture formulate in questi mesi dalla controparte. Ribadisco che sin dal principio siamo andati avanti nella consapevolezza e nella certezza che Fedeli è morto per 600 euro di capi d’abbigliamento e qualche altro bene. E’ stato un omicidio efferato. Pertanto, come abbiamo sempre sostenuto, non esiste alcuna ipotesi plausibile e non siamo di fronte a un caso di legittima difesa. Pang non ha reagito a un’aggressione di Fedeli. Norveo Fedeli è stato ammazzato brutalmente. Anzi, tutti questi aspetti che hanno riguardato l’indole della vittima sono stati chiariti anche in seconda battuta. Questa sentenza restituisce dignità alla memoria di Norveo Fedeli e tutto ciò non può che donare un po’ di serenità in più ai suoi cari”.

I legali, gli avvocati Remigio Sicilia e Giampiero Crescenzi, che difendono il 25enne attualmente recluso presso il penitenziario di Mammagialla, ad aprile di quest’anno hanno presentato ricorso in Appello per riuscire a ottenere una revisione della sentenza, relativamente all’aggravante della rapina, ovvero al nesso teleologico, per avanzare inoltre un’istanza di abbreviato. A questo proposito, nonostante il giovane abbia ammesso di essere stato l’autore del delitto a poche ore dall’arresto, avvenuto il giorno seguente all’omicidio in un bed & breakfast a Capodimonte, ha sempre negato dai primi istanti il movente della rapina, sostenuto invece dalla pubblica accusa, il pm Eliana Dolce, e dalla parte civile nel corso del procedimento. “Attenderemo 60 giorni per le motivazioni e di conseguenza decideremo sul da farsi”, ha affermato l’avvocato Remigio Sicilia, che assiste l’omicida. Tra due mesi, dunque, la difesa valuterà se ricorrere o no in Cassazione.