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Viterbo, pedopornografia. Assolti due fratelli sessantenni

V. T.
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Sono stati assolti due fratelli sessantenni accusati di reati connessi alla pedopornografia. I due imputati vennero rinviati a giudizio a seguito della richiesta della Dda di Roma, a cui compete questo genere di contestazioni. Successivamente il fascicolo dell’inchiesta, risalente al 2017, fu affidato al pubblico ministero Chiara Capezzuto, che ieri martedì 14 settemnbre, a conclusione della requisitoria, ha chiesto che i due congiunti fossero condannati complessivamente a 2 anni e mezzo.

A marzo scorso, dopo alcuni cambi di passo e rinvii dovuti all’emergenza pandemica, una delle ultime udienze è stata dedicata alla testimonianza del consulente dell’accusa, l’ingegnere Marco Morelli, a cui, a suo tempo, fu commissionata una consulenza sui reperti tecnologici sequestrati ai due fratelli. Il tecnico aveva infatti effettuato diverse analisi su alcuni frammenti tratti da un video, oggetto del capo di imputazione. “Le verifiche sono state compiute su un cellulare Samsung che venne requisito dai carabinieri a uno dei fratelli. Dai controlli realizzati soprattutto sulla messaggistica di Whatsapp è stato rintracciato un filmato, custodito nella cartella dei messaggi inviati. Il protagonista del filmato che compare sullo schermo dopo 13 secondi è un bambino piccolo, nudo e un peluche che gioca con le parti intime del bimbo - ha raccontato l’esperto nel corso della propria deposizione -. Sugli altri device, cinque in tutto tra telefonini, computer fissi e portatili, confiscati ai due, non ho rinvenuto niente altro. L’unico elemento indicativo che marca il documento è la data riportata che indica il 16 novembre del 2016. Non so se il file sia stato spostato o rinominato, ma la data non si può modificare. Corrisponde agli altri riscontri ed è quella fa fede rispetto a tutto il resto”.

 

Tuttavia, durante il dibattimento e in occasione della discussione, è emerso che uno dei due fratelli, una volta aver ricevuto il video e averlo condiviso su Facebook è stato bloccato e oscurato dai sistemi del social network che arginano la diffusione di contenuti sensibili. Così, preoccupato dell’accaduto, l’uomo si rivolse alle forze dell’ordine, segnalando l’episodio e il filmato in questione. La difesa dei due sessantenni, entrambi incensurati, durante l’arringa, ha sostenuto che si tratta di un video della durata di pochissimi secondi e che non include nulla che si possa ricondurre alla pedopornografia. Al termine della camera di consiglio, il terzetto collegiale presieduto dal giudice Elisabetta Massini ha assolto con formula piena la coppia di fratelli.